sabato 30 aprile 2016

I fuochi di Beltaine

Si accendono i falò di purificazione per accogliere la stagione calda!


Care consorelle e confratelli,
perché in questa giornata parliamo di falò? Ma perché è la festa del fuoco ("Beltane" e "Beltaine" derivano dal gaelico irlandese "Bealtaine, "maggio", e "beletene", "fuoco luminoso"), il falò benefico che i druidi accendevano nella notte fra il 30 di aprile e il 1° maggio. Si festeggia l'inizio della stagione calda, ci si apre sulla luce, sulla vita, e di conseguenza si tratterà di una festa di gioia fatta di canti, balli e banchetti succulenti. Chiamata nella tradizione germanica "Walpurgisnacht" (notte di Valpurga), è stata condannata in passato dalla Chiesa come notte dedicata al culto del Diavolo, un po' come tutte le antiche feste pagane a cui il calendario cristiano ha sovrapposto nuove celebrazioni. Questo spiega le numerose tradizioni popolari che vedono in questa data (nel nostro paese viene spesso chiamata 'calendimaggio', inizio di maggio) il momento propizio per compiere rituali di esorcismo (purificazioni con il fuoco, benedizioni, etc.), per quanto originariamente si sia come al solito trattato solo di una festa di letizia legata al ruotare delle stagioni. La badessa inglese Santa Valpurga (710-778), sepolta presso il monastero Heidenheim il 1° maggio dell'870 o 871, ha così ereditato le funzioni che sono state un tempo della Grande Madre, dando anche il suo nome alla festa legata al Grande Sabba dell'Estate.
Destino simile dunque a quello delle celebrazioni per il solstizio d'inverno, periodo intorno a cui ruota il mio ultimo ebook in uscita quest'oggi, dov'è centrale pure il tema delle origini delle festività religiose. Vi lascio la presentazione, e che la Dea vi benedica

Le donne ne sanno una più del Diavolo. Figurarsi le streghe…


Selene viene licenziata da una cooperativa di assistenza domiciliare, quando, tramite un annuncio, entra in contatto con una ricca disabile: una bizzarra bambola gotica sessantenne costretta su una sedia a rotelle a causa di un misterioso incidente. La signora Lilly è simpatica, la paga ottima, e Selene non ci pensa due volte a firmare quello strampalato contratto, nonostante i sei figli gemelli della donna, con cui dovrà convivere, la mettano in soggezione…

Nergal non è bruno come i gemelli. Ha un occhio nero come loro, e uno d’oro come la madre. Suo padre è il Diavolo e ha in programma la genesi di colui che distruggerà il mondo. La prescelta è Selene, che si concederà a uno dei fratelli in lotta fra loro. Ma Nergal è in conflitto con la natura umana ereditata dalla madre. Per questa sua diversità, una frangia demoniaca l’ha scelto quale spia del disegno del padre: si sospetta che la prescelta sia una figlia della Dea, della Femmina Innominabile, e un’unione con lei darebbe vita alla bambina che riporterà l’equilibrio fra luce e tenebre. La missione gli fa perdere terreno nei confronti dei fratelli; lo studio delle parole della Femmina Innominabile, nel tentativo di far emergere la strega in Selene, lo contamina. La Dea dell’amore e dei desideri salverebbe la progenie del Demonio, se si arrendesse a un potere più grande di lui?

venerdì 29 aprile 2016

Le mie donne #4: Sibilla

"Vecchie conoscenze si esprimono a tuttotondo, confermando la loro indole o a sorpresa manifestando atteggiamenti inaspettati" - dal blog "Sognando tra le righe"


Care consorelle e confratelli,
la Grande Madre della Congrega dell’area del Consiglio appare inizialmente come un personaggio molto marginale della trilogia delle Spose della notte. Assente nel primo volume, compare per la prima volta nel secondo, solo nella scena del processo, presieduto da lei stessa, ma incombe invisibile sul resto della narrazione, col risuonare di un monito sulla positività della magia bianca che - si spera - potrebbe rivelarsi salvifico in merito alle sorti della protagonista. “Si spera”, perché, nonostante si tratti di un personaggio femminile, anziano (“Una donna robusta dai capelli corti brizzolati, che indossava un innocuo tailleur beige abbinato a un’ancor più ordinaria camicetta a fiori), legato al credo delle tre protagoniste, si mostra ambigua, melliflua, e le sue intenzioni non sono certo più chiare di quelle di Jeremiah.

«Si alzi la Grande Madre Titania» proseguì la Grande Madre della Corte e del Consiglio.
Titania raccolse la veste nera con le mani, e alzò il mento fiera e pronta ad accogliere quanto deciso dall’Alto Consiglio.
Ma il martello si abbatté su quanto previsto.
«Il Consiglio ha decretato che l’imputata ha ucciso per legittima difesa» proclamò Sibilla, «dunque non sono previste pene.»
Nessuno ribatté, tranne Titania, che rimase immobile. In piedi. «Non capisco» esclamò lei, titubante. «Sabisto non ha fatto niente ed è condannato a morte. Io ho ucciso un uomo e non dovrò scontare alcuna pena.»
«Le dispiace?» chiese graffiante Sibilla. «Mi pare che la Giuria popolare non stia borbottando, e siamo tutti concordi nel ritenere che non abbia fatto niente se non difendere la propria persona.»
Ah, dunque la Giuria popolare avrebbe dovuto solo borbottare per mostrare dissenso? In caso contrario veniva preso per buono quanto detto dal Consiglio? Era tutto così surreale...
«Neanche Sabisto, fuggendo, viste le pene» ribatté Titania. «E poi io ho vendicato Oliver, non ho difeso me stessa.»
«Il Magus della Cabala che lei ha ucciso è nato traditore e traditore è morto» replicò Sibilla, socchiudendo gli occhi. «Prima ha fatto parte della vostra Congrega, poi vi ha abbandonate per seguire la setta di Elias, infine vi ha raggirate facendovi credere di essere dalla vostra parte e di volervi difendere dai piani di Elias. Non ultimo ha ucciso il Gran Maestro della Loggia Oliver e subito dopo si sarebbe avventato su di lei.»
«Oliver...» Titania ridacchiò, amara, e Dunia si chiese come si stesse sentendo in quel momento. «Lo avreste comunque ucciso voi.»
«Si sbaglia.» Sibilla la frenò con un gesto dell’indice. «La sentenza di morte per Sabisto è giunta solo in seguito alla sua fuga.»
«Trovo ingiusto che per Sabisto ci sia la morte ed Elias continui a vivere in quella caverna» osservò Titania.
«Anche Elias vi ha raggirate, certo. Elias era il capo della setta. Elias e Ramòn hanno ucciso tutti i vostri compagni e compagne della Congrega. Elias avrebbe potuto pagare da subito con la morte. Ma abbiamo ritenuto che una pena da scontare in eterno, da solo, nella caverna, sia ancora più esemplare.» Sibilla prese fiato. «Per tutta la comunità!»
E il martello sbatté un’altra volta, per decretare la fine di Elias.

Sibilla non cambia atteggiamento per quasi tutta la durata del terzo volume, dove conquista uno spazio ben più corposo dei precedenti. Sempre mielosa, sempre accomodante, trasmette a pelle una sorta di antipatia correlata a una sua presunta falsità. Sarà solo un’impressione delle nostre eroine? Scopriamo come la vede Elias privato della memoria...

Sibilla tornò al suo posto e aprì il libro alla pagina di cui stavano parlando, così Elias si soffermò ad ascoltare la voce squillante e nasale della donna, chiedendosi se si poteva fidare più di lei o di Timoteo. In Timoteo c’era qualcosa di ambiguo. Aveva l’aria dell’opportunista. Quella strega invece non gli stava del tutto simpatica, ma sembrava quello che era, niente più.
(…)
«Lei è Grande Madre, vero?» chiese.
«Per il momento sì» rispose Sibilla. «Avevamo alcuni piani di successione che sono saltati, così vedremo il da farsi.» La notò sospettosa. «Perché?»
«Lo studio serrato mi spinge a interessarmi di tutto, dunque anche ai fondamenti degli altri credi.» Sibilla s’incupì e aggrottò le sopracciglia. Elias non capiva cosa ci fosse di male nel suo discorso. Timoteo non aveva reagito così. «Sicuramente la Congrega, per il fatto che sono un uomo, è il credo che mi risulta più lontano... per il mistero che si cela nel principio femminile, espresso a chiare lettere anche nella vostra preghiera principale. Però mi incuriosisce e mi piacerebbe saperne di più.» Come poteva chiederle in che modo quelle preghiere gli si insinuavano nella mente? Come poteva indagare affinché lei non credesse che stava ponendo domande sul suo passato, se lui stesso non conosceva il suo passato? «Avete qualche pratica legata ai sogni, come noi della Cabala?» Sibilla volse lo sguardo, e non gli piacque. «Intendo... sogni pilotati, comunicazioni oniriche fra persone quasi fossero eventi reali.»
«Perché me lo domandi?»
E perché tu mi chiedi perché te lo domando?
«Puro e semplice interesse esoterico.»
«Riteniamo che per il momento tu non debba approfondire altri credi. A questo stadio del recupero è preferibile focalizzarsi su quello di appartenenza. Poi sarai libero di studiare e scegliere ciò che vorrai.»
Sembrava una risposta imparata a memoria.
«Ritenete...» mormorò, acre. «O è Jeremiah, che lo ritiene?»
Sibilla alzò di scatto lo sguardo su di lui. Doveva stare attento a quello che diceva. Era probabile che sia lei sia Timoteo riportassero a Jeremiah ogni stralcio di conversazione. Anche se non era detto che fossero d’accordo con lui su tutto, dato il comportamento di Timoteo... Forse avrebbe dovuto sondare il terreno con gli insegnanti minori, anche se non lo soddisfacevano del tutto a livello magico. Era come se avvertisse una sorta di inferiorità, da parte loro, come se sentisse di essere già più potente di qualsiasi persona avesse intorno, fatta eccezione per alcuni alti membri del Consiglio, quali appunto Sibilla, Timoteo e Jeremiah. Non sapeva di preciso perché e in che modo, né era certo che i suoi poteri fossero davvero pari o inferiori a quelli di loro tre, anzi, era probabile fosse stato sul serio prima imprigionato e poi inserito nel programma di recupero proprio perché in lui c’era qualcosa che sfuggiva al loro controllo. Ma era certo che, se qualcuno avesse potuto delucidarlo sull’argomento, non si sarebbe trattato dei miseri insegnanti che il Consiglio gli metteva a disposizione.
Sibilla non aveva ancora risposto, e continuava a osservarlo, attenta. Poi la donna si concentrò di nuovo sul testo che aveva aperto davanti, ed esclamò. «Io, Jeremiah e Timoteo siamo i più alti membri del Consiglio, e prendiamo sempre le decisioni di comune accordo.» Poi picchiettò il palmo della mano sulla pagina e, sfoggiando un’aria indifferente, lo sorprese: «Non pensare di non poter afferrare i misteri della Congrega solo perché sei un uomo. Se conosci la nostra preghiera principale, come la chiami tu, conoscerai anche la frase finale, e dunque potrai capire che non è una questione di generalità, ma di individuo, di coscienza, di ciò che hai dentro di te.»
Elias sbuffò un sorriso, e quella volta fu lui a distogliere lo sguardo. «È ridicolo dirlo a chi dentro non ha più niente.»
«Ti sbagli» riprese Sibilla, qualcosa di materno, nel tono della voce. «Tu hai ancora ogni cognizione pratica e teorica che ti permetterà di vivere. Non forzare la tua mente, non forzare i ricordi, non fare domande inopportune. Ferma qui la tua curiosità. Ricorda sempre che tutto questo è per il tuo bene.»
Elias annuì fra sé e sé. «Grazie» le disse.

Senza rivelarvi se in positivo o in negativo, vi anticipo che Sibilla sarà decisiva per la soluzione dell’intero intreccio, e nel finale avrà un ruolo determinante.
Che la Dea la benedica

mercoledì 27 aprile 2016

La lava

Un magico Fuoco sputato dalla Terra.


Care consorelle e confratelli,
sebbene il magico magma sputato dalla bocca dei vulcani non sia una vera e propria pietra ornamentale, rientra fra i minerali ferrosi, ed è ovviamente legato all'elemento Fuoco; di conseguenza, la lava può essere utilizzata all'interno dei rituali che prevedono un richiamo a questo elemento. Secondo la tradizione stregonica, un pezzetto di questa 'pietra' sistemato nella propria abitazione scaccia le negatività, porta sicurezza, tiene lontane le visite indesiderate, ed è comunque utile in tutti i rituali volti alla protezione. Polverizzata e bruciata con l'incenso, combatte gli influssi negativi. Proviene comunque dalla Madre Terra, quindi non è legata solo al Fuoco: le vibrazioni percepite tenendola stretta in una mano possono difatti allontanare la stanchezza e la sfiducia.
Che la Dea vi benedica

Elemento: fuoco, terra
Divinità: Kali, Marte, Vulcano, Prometeo, Agni
Sfera d'azione: protezione, rinvigorente, portafortuna

NO ALLE CURE ALTERNATIVE PER I DISTURBI GRAVI

martedì 26 aprile 2016

La salvia

Il toccasana delle streghe antiche e moderne.


Care consorelle e confratelli,
queste foglioline che crescono nei nostri giardini, sui nostri terrazzi e possono essere facilmente recuperate ovunque, per gli antichi druidi avevano l'incredibile potere di resuscitare i morti. In una scala di potenzialità, possiamo pian piano scendere verso il 'comunicare' con il mondo dei morti, o predire il futuro. Per i Galli, preservava dalle disgrazie, e il succo giovava ai mali dell'occhio. Fra i Latini, Plinio consiglia di coglierla con la mano sinistra, e sempre dai Latini deriva il suo nome ("saluus" = "in buona salute"). Le streghe moderne che si dilettano in cucina continuano a considerarlo un toccasana, difatti è cicatrizzante, digestivo e rivitalizzante, ma su un piano magico la salvia è pure ottima per purificare le abitazioni e allontanare le infestazioni maligne.
Che la Dea vi benedica

NO ALLE CURE ALTERNATIVE PER I DISTURBI GRAVI

La salvia

Il toccasana delle streghe antiche e moderne.


Care consorelle e confratelli,
queste foglioline che crescono nei nostri giardini, sui nostri terrazzi e possono essere facilmente recuperate ovunque, per gli antichi druidi avevano l'incredibile potere di resuscitare i morti. In una scala di potenzialità, possiamo pian piano scendere verso il 'comunicare' con il mondo dei morti, o predire il futuro. Per i Galli, preservava dalle disgrazie, e il succo giovava ai mali dell'occhio. Fra i Latini, Plinio consiglia di coglierla con la mano sinistra, e sempre dai Latini deriva il suo nome ("saluus" = "in buona salute"). Le streghe moderne che si dilettano in cucina continuano a considerarlo un toccasana, difatti è cicatrizzante, digestivo e rivitalizzante, ma su un piano magico la salvia è pure ottima per purificare le abitazioni e allontanare le infestazioni maligne.
Che la Dea vi benedica

NO ALLE CURE ALTERNATIVE PER I DISTURBI GRAVI

lunedì 25 aprile 2016

L'ametista

Una pietra ingiustamente accusata di negatività.


Care consorelle e confratelli,
oggi voglio presentarvi una particolare pietra ornamentale nota sin dall'antichità anche come 'quarzo violaceo.' Proprio per il suo colore, per Tradizione, porterebbe sfortuna, a causa dell'unione dissonante dei due colori alle estremità dell'iride: il rosso e e il blu, che tendono di conseguenza ad allontanarsi, più che a unirsi. Per quanto anche nel Cristianesimo venga associato alla morte, il viola è tuttavia un colore sacro per moltissime religioni, per cui questa pietra acquista in definitiva una doppiezza che la rende cara alla stregoneria. L'ametista difatti scaccia gli incubi, favorisce la giustizia, calma il nervosismo prima di un avvenimento importante, aiuta a ricaricarsi se posizionata nell'acqua della vasca da bagno o frizionandosi sotto la doccia, sollecita la psiche se posta sulla fronte nei momenti di relax. Vi lascio alle sue corrispondenze, e che la Dea vi benedica

Elemento: acqua
Divinità: Nettuno, Poseidone, Osiride, Manannan
Sfera d'azione: meditazione, giustizia, sonno

NO ALLE CURE ALTERNATIVE PER I DISTURBI GRAVI

domenica 24 aprile 2016

L'umorismo del Dizionario Infernale

Un libro divertente che a una prima occhiata sembra tutt'altro...


Care consorelle e confratelli,
girovagando per bancarelle, a qualcuno di voi sarà capitato di imbattersi nel librone che vedete in foto. A un primo impatto potrebbe apparire come un testo orrorifico e blasfemo, ma in realtà è una raccolta dai risvolti umoristici che affronta con ironia il folklore popolare. Certo, trattandosi di un volume enciclopedico di oltre 1.300 pagine, non si legge in un pomeriggio, ma le voci catalogate in ordine alfabetico sono di facile accesso e spesso divertenti.
Il titolo esteso riporta: "Dizionario Infernale o Repertorio Universale degli esseri, dei personaggi, dei libri, dei fatti e delle cose che riferisconsi alle apparizioni, alle divinazioni, alla magia, al commercio dell'Inferno, ai demoni, alle streghe, alle scienze occulte, agli incantesimi, alla Cabala, agli spiriti elementari, alla pietra filosofale, ai prodigi, agli errori, ai pregiudizi, alle imposture, alle arti degli zingari, alle varie superstizioni, ai racconti popolari, ai pronostici, e generalmente a tutte le credenze false, meravigliose, sorprendenti, misteriose o sovrannaturali." Già abbiamo il fiatone, ma tant'è...
Il testo è la traduzione dell'opera di Collin de Plancy "Dictionnaire infernal" (Parigi, 1844), con aggiunte riguardanti l'Italia a cura di Carlo A. Valle (Torino, 1870). Illuminista figlio della Rivoluzione, de Plancy, per quanto in seguito tornato nel grembo della Madre Chiesa, non ha peli sulla lingua e ridicolizza a più riprese pregiudizi e intolleranze (in particolare quelli riferiti al periodo dell'Inquisizione), riportando fatti e biografie di dubbia attendibilità senza mai mancare di usare circonlocuzioni quali "se si voglia prestar fede", "Tizio pretende che...", "dicono", "su questo argomento fabbricarono le più assurde favole", etc.
Le voci del testo sono talvolta brevi e concise definizioni, talaltra lunghi excursus su particolari figure mitologiche o personaggi correlati al mondo magico. La parte più succosa e divertente però è quella delle leggende in appendice, che si configurano come veri e propri racconti fantastici.
Dovesse ricapitarvi di incontrare Collin tra una fiera e una bancarella, buttateci un occhio, e magari potreste anche farci un pensierino.
Che la Dea vi benedica

sabato 23 aprile 2016

Il Diavolo e la Strega

In prevendita da oggi! Esce il 30 aprile.


Le donne ne sanno una più del Diavolo. Figurarsi le streghe…

Selene viene licenziata da una cooperativa di assistenza domiciliare, quando, tramite un annuncio, entra in contatto con una ricca disabile: una bizzarra bambola gotica sessantenne costretta su una sedia a rotelle a causa di un misterioso incidente. La signora Lilly è simpatica, la paga ottima, e Selene non ci pensa due volte a firmare quello strampalato contratto, nonostante i sei figli gemelli della donna, con cui dovrà convivere, la mettano in soggezione…

Nergal non è bruno come i gemelli. Ha un occhio nero come loro, e uno d’oro come la madre. Suo padre è il Diavolo e ha in programma la genesi di colui che distruggerà il mondo. La prescelta è Selene, che si concederà a uno dei fratelli in lotta fra loro. Ma Nergal è in conflitto con la natura umana ereditata dalla madre. Per questa sua diversità, una frangia demoniaca l’ha scelto quale spia del disegno del padre: si sospetta che la prescelta sia una figlia della Dea, della Femmina Innominabile, e un’unione con lei darebbe vita alla bambina che riporterà l’equilibrio fra luce e tenebre. La missione gli fa perdere terreno nei confronti dei fratelli; lo studio delle parole della Femmina Innominabile, nel tentativo di far emergere la strega in Selene, lo contamina. La Dea dell’amore e dei desideri salverebbe la progenie del Demonio, se si arrendesse a un potere più grande di lui?

Genere: urban fantasy/paranormal romance/horror
Numero di pagine: 222
Editore: Self
Prezzo: 1,99 euro
Data di uscita: 30 aprile 2016

venerdì 22 aprile 2016

Lo specchio magico

Come realizzare lo specchio delle brame.


Care consorelle e confratelli,
sin dall'antichità, le superfici riflettenti, dalle pozze d'acqua a alle coppe colme di liquido, sono state usate per rafforzare l'attività psichica, perché fissarle assopiva la mente e risvegliava l'inconscio.
Le streghe moderne possono sbizzarrire la creatività costruendosi uno specchio personale, magari con l'aiuto di altri piccoli oggetti. Ecco di seguito un suggerimento:

Materiale occorrente:

50-150 conchiglie di forme e dimensioni diverse
Sabbia o ghiaia per acquari
1 quadrato di legno o cartone (20 cm ca)
1 specchio rotondo privo di cornice (10 cm ca)
1 righello e 1 matita
1 panno asciutto e 1 umido
1 candela blu e 1 portacandele
Colla

Con la matita e il righello tracciate due righe incrociate sul legno e sistemate lo specchio nel centro esatto. Sistemate le conchiglie sul legno intorno allo specchio, secondo il vostro gusto, sia per dimensioni sia per colore, ma riservate alla più grande il posto sopra la lastra in posizione centrale e cercate di conservare le più piccole per riempire gli spazi vuoti. Trovata la disposizione che vi soddisfa, potete iniziare a stendere la colla sul legno, per applicare lo specchio e la sabbia intorno a questo, senza lasciare spazi vuoti. Lasciate asciugare e procedete con la disposizione delle conchiglie, da rivestire di colla sui bordi a una a una. Potrete in seguito eliminare la colla in eccesso col panno umido. Fate asciugare anche le conchiglie, posizionando la candela al centro dello specchio, e recitate le vostre preghiere preferite.
Lo specchio andrà riposto in un panno e, quando lo userete, fate attenzione che non vi siano luci riflesse.
Che la Dea vi benedica

Per approfondimenti:
Scott Cunningham e David Harrington - Gli strumenti magici (Armenia)

giovedì 21 aprile 2016

Le mie donne #3: Diamara

"A mio parere è impossibile non amare questo trio (…) ogni dettaglio le rende uniche e piacevoli" - dal blog "Tratto rosa"


Care consorelle e confratelli,
all’interno del trio che compone le Spose, Diamara è forse il personaggio femminile meno influente. A un primo impatto, potrebbe apparire come la classica ‘bella e oca’, ma è in grado di riservare numerose sorprese. Bruna, sinuosa, si esibisce come performer/spogliarellista all’interno dei locali, ha difatti l’abitudine di uscirsene con frasi fatte e ingenuità di ogni tipo, senza tenere di conto alcune sbadataggini che ogni tanto commette in fase di rituale o quando ha comunque a che fare con dettagli del mondo magico, come lasciare che oggetti sospetti oltrepassino i sigilli.

D’un tratto udirono Diamara che rientrava, così si alzarono, svogliate, attendendo che l’amica comparisse nel vano della porta.
La compagna sorrise, appena si presentò, e rilanciò loro un’occhiata maliziosa. «Ero con Marzia, tranquille. Niente maghi in vista.» Poi porse a Dunia un biglietto. «Però fuori c’era questo per te.»
Dunia afferrò il biglietto, ma il cuore le balzò in gola nell’osservare l’espressione atterrita di Titania, che gracchiava: «Lo hai fatto entrare in casa?»
«Uh!» Diamara si portò di scatto una mano alla bocca. «Non ci ho pensato.»
Dunia si accasciò sul bordo del letto, e Titania nascose il volto fra le mani, mugolando: «Diamara, Diamara...»
«Ormai è fatta» proruppe Dunia. «L’ha portato dentro e non possiamo farci niente. Qualsiasi malia ci sia sopra, è entrata. L’unica cosa che ci resta da sperare è che non ci siano sopra incantesimi.» Il tono debole e indeciso le procurò uno sguardo truce di Titania, ma insisté: «Inutile recriminare a questo punto.»

Diamara è un po’ facilotta, talvolta superficiale, si lascia sfuggire apprezzamenti sugli uomini in maniera sboccata, non disdegna le generose curve delle donne, e inizialmente il suo modo di comportarsi impensierisce le compagne, perché sembrerebbe la più a rischio, in merito ai piani di seduzione dei maghi che stanno cercando di raggirarle.

«Che c'è stasera per cena?»
Al grido proveniente dall’esterno, Dunia si prese la testa fra le mani.
Ci mancava Elias...
«Profiterole» gridò Diamara, saltellando verso la porta.
«È scema» inveì Dunia, incredula.
«Lasciala fare» sibilò Titania, mentre osservava Diamara tornare indietro e armeggiare tra frigo e piatti per portare una porzione di dolce all’esterno. «Voglio proprio vedere dove arriverà, a questo punto.»
«Ricorda che riguarda anche noi» ribadì Dunia, mentre Diamara usciva.
«Certo» rispose Titania, che aveva riacquistato il suo sguardo malizioso e soddisfatto. «Ma non credo che si accoppieranno davanti la porta.»
«Ne sei così sicura?»
«Andiamo a vedere?»

Non dimentichiamo tuttavia che Diamara è una strega e che, ai conti fatti, potrebbe rivelarsi molto più saggia e ponderata di quanto dà a vedere… o di quanto vuole dare a vedere ;)
Provate a conoscerla meglio qui.
Che la Dea la benedica

lunedì 18 aprile 2016

La madragora

Il talismano verde per eccellenza della tradizione stregonica.


Care consorelle e confratelli,
nella scheda Erboristeria magica ho riservato alla Mandragora poche righe, così come alle altre erbe magiche, in modo da appuntare uno svelto compendio relativo a questa branca stregonica. Trattandosi però della pianta forse più rappresentativa dell'immaginario magico, ho pensato di dedicarle un intero post.
Il nome del talismano verde per eccellenza deriva dal greco "mandragoras", derivato a sua volta dal sanscrito "mad", ovvero "inebriare." Alcune teorie vedono tuttavia la radice di questa parola nell'ebraico "dudajm": "frutto che eccita l'amore."
La parte della pianta che ci interessa è la radice, che può arrivare anche a un metro, con un diametro di 30 centimetri. La tradizione sottolinea la somiglianza tra questa parte del vegetale e la figura umana, visto che, oltretutto, quando viene strappata, emette un rumore simile a un lamento. Per questo viene spesso usata come simulacro.
Il suo uso in medicina è stato abolito, perché fortemente tossica, quindi le streghe moderne devono ben guardarsi dall'usarla in maniera sconsiderata. Già Apuleio e Celso Aulio Cornelio ne avevano scoperte le proprietà narcotiche, ma è citata anche nella Genesi e nel Cantico dei cantici.
Ovviamente, però, il periodo aureo della Mandragora è stato il Medioevo: usata per preparare pozioni, filtri e decotti, attirava l'amore, il denaro e la salute, anche se l'aspetto afrodisiaco, a causa della allucinazioni erotiche che procurava, rimase il più decantato. Sogni di volo e allucinazioni orgiastiche portarono ben presto la pianta a essere associata alla stregoneria.
La tradizione tramanda che la Mandragora va raccolta di luna piena (la luna calante è preposta ai malefici, e le streghe buone li evitano), allo scoccare della mezzanotte. Munite di candela bianca, un pezzo di tela dello stesso colore e un coltello, le streghe tracceranno un cerchio magico intorno alla pianta e, dopo aver girato per nove volte in senso antiorario sul perimetro, accenderanno la candela e cominceranno a scavare. E' necessario soffiare per tre volte sulla radice, prima di strapparla del tutto, e al termine, dopo aver spento la candela, si lascerà una piccola offerta nella buca da ricoprire. Andrano ripetuti anche i nove giri sul perimetro del cerchio, stavolta in senso orario, prima di disfarlo. La Mandragora raccolta nella tela dovrà essiccare, ma avrà bisogno anche di un nome...
Che la Dea vi benedica

domenica 17 aprile 2016

La scopa magica

Il più celebre mezzo di trasporto delle streghe.


Care consorelle e cari confratelli,
la capacità di pulire, di purificare, è l'elemento alla base delle leggende sulle scope. Di saggina, setola o crine, le scope delle streghe devono in ogni caso essere rotonde, per simboleggiare la Luna, e le curve della donna e della Terra.
Un mini-scopa moderna potrebbe comunque servire per purificare il nostro ambiente.
Il ramo (meglio se di erica) basta che sia di 30 cm, per 1 di diametro.
Vi occorreranno inoltre della rafia, un paio di forbici e mazzi di piante che potrebbero essere ginepro, cedro, finocchio, lavanda, menta o rosmarino.
Legate un filo di rafia a un'estremità del ramo, prendete quattro o cinque steli della pianta scelta e avvolgeteli intorno al ramo dalla parte del rametto senza foglie, con il filo di rafia. Procedete con altri mazzetti, annodandoli con la rafia volta per volta, e andate avanti finché l'estremità vi sembra sufficientemente piena. Passate il filo sotto gli ultimi due strati di rafia, aiutandovi con la punta delle forbici; legate e tagliate il rimanente del filo. Potete anche 'potare' i rametti per pareggiare la scopa, che adesso è pronta per spazzare tutte le negatività sul vostro pavimento.
Che la Dea vi benedica

Per approfondimenti:
Scott Cunningham e David Harrington - Gli strumenti magici (Armenia)

sabato 16 aprile 2016

Aggiornamenti sul nuovo romanzo


Care consorelle e confratelli,
come annunciato in precedenza, sono al lavoro sullo spin off delle Spose della notte che vedrà un crossover con Spettabile Demone, ma nel frattempo non voglio fermarmi, visto che nel cassetto del mio antro ci sono già altre storie pronte. Una di queste uscirà per il prossimo Beltaine e tratterà ancora di diavoli e streghe, ma sarà una storia autoconclusiva, scollegata dalle precedenti, una lettura leggermente più breve per intrattenerci in un magico momento dell'anno, anche se la festa su cui si incentreranno le vicende narrate è un'altra. Al momento non posso anticiparvi altro, se non che quello che vedete sopra è un particolare della copertina e che come al solito l'ebook sarà in prevendita su Amazon a partire da qualche giorno prima dell'uscita, per cui i dettagli arriveranno con un po' di anticipo rispetto alla notte fra il 30 aprile e il 1° maggio. In ultimo, aggiungo che le atmosfere saranno più cupe, nondimeno romantiche e a lieto fine come mio solito, quindi spero di intrattenervi piacevolmente e di non deludervi.
Che la Dea vi benedica

venerdì 15 aprile 2016

Il giorno del salice

Un nuovo inizio dopo la purificazione.


Care consorelle e confratelli,
oggi, 15 aprile, per l'antico calendario druidico degli alberi è il giorno del salice, in alfabeto ogham "saille" o "saile."
Con il suo legno si costruiscono bacchette e con le frasche i legacci della scopa, mentre corteccia e foglie, utilizzate insieme all'incenso, propiziano le guarigioni.
Questa magica pianta è difatti simbolo di purificazione e rinascita: se i suoi rami cadenti evocano malinconia, il tutto è da riferirsi a separazioni o conclusioni di imprese correlate a nuovi inizi, in chiave ottimista.
Che la Dea vi benedica

giovedì 14 aprile 2016

Le mie donne #2: Titania

"Questa autrice eclettica (…) con stile suggestivo dipinge personalità non scontate che rimangono nella memoria" - dal blog "Storie di notti senza luna"


Care consorelle e confratelli,
in questa seconda puntata delle “mie donne” vorrei parlarvi della Grande Madre della Congrega di Dunia delle Spose della notte. Grande Madre di nome e di fatto, perché ha in sé anche a livello somatico i tratti delle dee preistoriche: è molto in carne, premurosa, amorevole e paziente. Le lunghe ciocche corvine fanno spesso un tutt’uno con le vesti nere, mentre con i grandi occhi verdi trasuda un primigenio fascino animale che cattura gli sguardi d’ammirazione degli uomini, non così attratti dalle 'mortesecche' come qualcuno pensa. Titania è dolcezza e istinto materno, ma anche protezione e fede, pertanto, nel momento in cui è in pieno esercizio del suo status (perlopiù) simbolico di guida del gruppo, mantiene la calma con fermezza, nonostante le condizioni avverse:

Per prima agì Titania, chiamando gli aliti dell’Aria. Si volsero tutte verso est e invocarono e pregarono la Dea dell’etere dopo essersi chiuse nel cerchio di protezione.
Chiamarono a raccolta gli uccelli, che si affacciarono dai vetri della costruzione per assistere all’apparizione dell’impalpabile Silfide nel triangolo magico davanti a loro.
«Tu che guidi le menti» recitò Titania, «ascolta la nostra supplica e spiegaci cosa significano i sogni che ci sono stati inviati questa notte.»
La sagoma grigia ed eterea trasse un lungo sospiro e alzò al cielo il collo di cicogna, mentre gli occhi si richiudevano mesti su qualcosa che le tre donne non avrebbero voluto sentire: «È proprio come pensate, sorelle» rispose fra i lamenti di Diamara. «Solo voi siete rimaste.»
Dunia sentì la stretta della mano di Titania, e le scosse di Diamara attraverso di lei.
«La conclusione dei sogni» riprese Titania, mentre Dunia avvertiva nell’amica uno sforzo estremo, «ha un significato particolare?»
La Silfide soffiò un lamento simile al suono di un flauto e abbassò le spalle sempre senza guardarle negli occhi. «Non fidatevi. Non tutti dicono il vero.»
Dunia si accigliò. «Che significa?»
«Sshh!» intimò Titania. «Chi dice il vero?»
La Silfide gettò il capo all’indietro e i capelli d’argento le disegnarono una nuvola intorno al capo che le ricadde soffice sulle spalle. «Non lo so.»
«Gettatele le violette!»
Dunia eseguì l’ordine della Grande Madre, ma la Silfide si era ammutolita.
«Cosa significa?» tentò Titania con tono più perentorio. «Non ce lo hai detto!»
«Non lo so» ripeté lo spirito.
«Lanciatele grani d’incenso!» insisté Titania.
Diamara scagliò il galbano all’interno del triangolo e attesero con impazienza che la Silfide concludesse il suo accorato sospiro. «Fatemi restare con voi.»

A mano a mano che le vicende procedono, però, entrano in gioco il senso di colpa e il tormento per alcuni fatti accaduti, la sua forza va pian piano affievolendosi, e Titania si mostra pericolosamente più debole del previsto, andando ad aumentare il generale senso di incertezza che avvolge i personaggi del romanzo.

«Dimenticare il passato?» C’era qualcosa che a Dunia sfuggiva. O forse... «Stai usando Oliver per dimenticare Ramòn e fare in modo che le tue illusioni e le tue speranze muoiano insieme all’ultimo residuo di affetto che provi per lui? Vuoi legarti per forza a qualcuno e se non è Ramòn... be’, c’è la Loggia? La Grande Madre vuole disonorare tutta la Congrega, i nostri compagni morti, arrendendosi a un maschio che la vuole per sé solo per scopi tanto egoistici, senza amore? Senza la vera magia?»
Titania si ammutolì, e solo dopo alcuni istanti riuscì a rispondere: «Un po’ tutto questo. Hai ragione. Forse. Non avevo pensato all’ultimo aspetto.» Poi la guardò con un cenno di speranza negli occhi. «E se invece, anche presupponendo che sia tutto vero, lui si accorgesse che io valgo comunque come persona, che sta bene con me?»
«Ti piace già fino a questo punto?» chiese Dunia.
«È difficile da spiegare» osservò l’altra.
Dunia ripensò ai brividi che le davano di notte le immagini che aveva ripreso a rivolgere a Fulke e si sentì più vicina all’amica di quanto avesse pensato. Già, difficile da spiegare...
«Dunque Ramòn ha perso la sua partita.» Sdrammatizzò Dunia. «Ed Elias dovrà arrendersi a una con due tette naturali da sballo.»
«Mentre Fulke e Wulfran dovranno arrendersi entrambi.» Ridacchiò amara Titania. «Tu sei sempre stata la più forte. Ma io mi sento sola. Sola!» insisté. «E ancor più da quando siamo rimaste noi tre.» E un triste accenno di risata le sgorgò dalla bocca. «La Grande Madre ha paura.»
Dunia non poté fare altro che cingerle le spalle con un braccio e osservare, sommersa da un turbine di pensieri, un punto indefinito sull’erba.
La Grande Madre ha paura...

Ovviamente posso svelarvi solo qui a quali conseguenze porteranno gli atti e i pensieri della Grande Madre Titania, ma è certo che, talvolta, alcuni eventi negativi possono aiutare a far luce con oggettività su quanto proviamo, nonché sul modo in cui potremmo risolvere una situazione all’apparenza irrisolvibile… e magari questa forza potrebbe tornare proprio al momento opportuno.
Che la Dea la benedica

domenica 10 aprile 2016

Le ghirlande di fiori

Due magiche ghirlande per proteggere la casa e attirare l'amore.


Care consorelle e confratelli,
sebbene le ghirlande siano sempre state utilizzate come simbolo di buon augurio, dall'antico Egitto alle odierne Hawaii, investono per le streghe anche i poteri della Terra, in una forma, quella del cerchio, che rappresenta la perfezione. Vediamo insieme come ne possiamo preparare un paio...

GHIRLANDA D'AMORE

Materiale occorrente:

50-200 fiori
1 filo di metallo (30,5 cm)
Pinze
Filo di cotone (70 cm)

Staccate i fiori dal gambo. Il filo di metallo serve per preparare un grosso ago: bisogna piegarne un'estremità con le pinze per formare un occhiello abbastanza largo da permettere al filo di cotone di passare, ma non troppo per non rovinare i fiori nell'infilzarli. L'ago col filo va difatti fatto passare all'interno dei fiori, fino a riempirlo tutto. Lasciando libere le estremità, si può poi 'chiudere' il filo di metallo. Ed ecco fatta la ghirlanda.

GHIRLANDA DI PROTEZIONE

Utilizzando gli stessi materiali e lo stesso metodo descritto sopra, è possibile creare anche una ghirlanda protettiva, ma i fiori devono essere tulipani, da cui bisogna eliminare il calice verde prima di infilzarli.

Potete infine caricare le ghirlande con le vostre formule o preghiere preferite relative alla particolare sfera d'azione.

giovedì 7 aprile 2016

Le mie donne #1: Dunia

"Ho sperato, sorriso, e mi sono emozionata insieme a Dunia (...), ho seguito ogni vicissitudine come se mi toccasse da vicino, come se ogni scelta presa potesse cambiare anche il mio destino. " - dal blog "Tratto rosa"


Care consorelle e confratelli,
come vi avevo anticipato qui qualche giorno fa, dato il successo della rubrica sui “miei uomini”, avrei aperto a breve uno spazio dedicato anche alle “mie donne”, ed eccomi dunque con la protagonista assoluta della mia trilogia sulle streghe: Dunia.
Si tratta di un personaggio molto particolare perché attraversa varie fasi da volume a volume, rapportandosi un po’ alla Dea ‘una e trina’: sorella (volume 1), sposa (volume2) e madre (volume 3).
Partendo dallo stato di ‘consorella’, si configura come la strega più battagliera della sua Congrega. Non ha un carattere facile: è polemica, ironica fino a sfiorare il sarcasmo e parecchio cocciuta. Per non parlare della temerarietà, che la porta spesso nei guai. Tuttavia, il suo istinto stregonico è molto forte e, se si butta a capofitto in qualcosa, è perché sicuramente si sta fidando di se stessa e delle persone con cui ha a che fare. Diversamente, si mantiene sul chi vive e disturba non poco gli antagonisti che vorrebbero raggirarla a loro modo senza riuscirci. Tanto che, persino quando si tradisce suo malgrado, ha la battuta pronta per lavarsene le mani:

«Ciao!»
Dunia si voltò per vedere chi mai Titania stesse salutando, e si rovesciò l’acqua sulle gambe. «Accidenti!» L’espressione accigliata dell’amica la lasciò perplessa. «Chi era?»
«Ramòn. È passato di qui» rispose Titania. «Aveva un saio nero col cappuccio, ma l’ho riconosciuto bene.»
«E allora?»
«Mi ha guardata negli occhi e non mi ha salutata» replicò, seccata. «Non è che non mi ha vista o ha fatto finta di non vedermi.»
Dunia sospirò. Nonostante il tempo e le vicissitudini, Titania non aveva ancora dimenticato l’ex amante. «Non è mai stato un tipo gentile.»
«Non mi è piaciuto per niente come mi ha guardata.»
«A me non è mai piaciuto in generale.» Dunia cercò di sistemarsi la borsa sulla spalla, ma, china sul lavandino, le cadeva in continuazione. «Con chi è andato quando ci ha lasciate?» Conficcò la borsa fra le ginocchia e tentò di estrarre la salvietta. «Per com’era fatto, c’è anche il caso si sia messo con quelli della Cabala. Mi terresti qui?» Asciugandosi seno e gambe, allungò la mano verso Titania e le consegnò la borsa. «Sai se Sabisto è ancora in contatto con lui?» Il silenzio di Titania la sbigottì. «Non mi ris...»
Ma, quando Dunia si voltò, Titania non c’era più. Al suo posto - e con la sua borsa fra le mani - c’era un tizio con degli strani orecchi da elfo che spuntavano dai capelli neri come la pece, e gli occhi color miele la stavano fissando incuriositi. Pareva un furetto, però era carino.
Da quanto tempo era lì? Cosa aveva sentito?
«È...» Dunia esitò. «È un gioco di ruolo.»

Nel corso del mystery che la vede in pericolo insieme alle consorelle, Dunia troverà spazio anche per l’amore, seppure quello con la “a” maiuscola faccia capolino in seguito, permettendo al personaggio di crescere pure come donna, una volta imparato a vedere il mondo con gli occhi del nemico. Crescita che prosegue con la maternità nel terzo volume, senza tuttavia farle perdere la sua natura combattiva.

Quando Dunia si era risvegliata, era stata male per circa dieci giorni, nonostante tutte le benedizioni e protezioni delle nuove consorelle e di Titania. Stanca, dolorante e stordita dalle continue somministrazioni di tisane calmanti. Il parto non era avvenuto in modo naturale, perché non c’era stata sufficiente dilatazione, e Dunia era sottoposta e piccoli collassi, soprattutto al mattino. Né era in grado di muoversi, né Jeremiah le avrebbe permesso di raggiungere in quello stato l’ambulatorio all’interno del Palazzo dove Isis era ospitata in incubatrice. Venivano a prelevarle il latte dal seno, e non le era ancora stato permesso di vederla.
Nonostante le sue condizioni, scoppiava spesso in sfoghi di rabbia nei confronti di Jeremiah, Titania, Diamara e Sibilla, che tuttavia la confortavano in merito allo stato di salute della bambina, sorvegliata a vista dalle consorelle della Congrega e protetta quotidianamente dagli incantesimi delle compagne. Se non altro, avevano permesso a Sibilla di posizionare l’incubatrice all’interno dell’ambulatorio con la testa della bambina rivolta verso est e il sorgere del sole.
Gli ammonimenti di Jeremiah erano stati messi in atto nel modo più atroce che Dunia avrebbe potuto immaginare, e lei cercava di recuperare ogni giorno di più le forze, in modo da poterlo convincere a raggiungere almeno l’incubatrice.
C’era Isis, là dentro. Era finalmente nata. A pochi passi da lei, da Elias, e non le era permesso neppure di vederla.
Fra i dolori e la rabbia repressa, Dunia progettava vendette nei confronti di Jeremiah, della Loggia e di tutto il creato. Li avrebbe fatti tutti a pezzi, come una baccante scatenata!

Difficile spaziare per l’intera evoluzione di un personaggio come questo in un piccolo post, ma il senso di tutta l’esperienza di Dunia sarà racchiuso in una specifica soluzione finale che la strega escogiterà per togliersi definitivamente dagli impicci. Ovviamente non posso rivelarvi qui l’arcano, ma potrete scoprirlo leggendo Le spose della notte, Luna di notte e La fine della notte.
Che la Dea la benedica

mercoledì 6 aprile 2016

La festa delle Rune

Un piccolo ripasso dei simboli nel giorno delle Rune.


Care consorelle e confratelli,
nell'antico calendario pagano, il giorno di oggi è dedicato alle Rune. Fra i metodi divinatori più antichi, la Runomanzia si basa su segni fonetici di derivazione indoeuropea ed è stata da sempre utilizzata come mezzo di comunicazione con gli dèi. Diverse e numerosi sono le varianti, su carta, legno, terracotta, etc, mentre in riferimento ai metodi di consultazione è pratica comune basarsi sugli stessi schemi dei Tarocchi (vedi il post metodi cartomantici). Se volete conoscere i campi d’azione delle 24 rune, vi rimando alla scheda esemplificativa contenuta all'interno della sezione Nozioni magiche dedicata alla Runomanzia.
Che la Dea vi benedica

domenica 3 aprile 2016

Uno spazio anche per le mie donne


Care consorelle e cari confratelli,
visto il successo della rubrica sui "miei uomini", ho deciso di riservare uno spazio anche per le femminucce e parlarvi così delle protagoniste dei miei romanzi.
Come avevo specificato nel caso dei maschietti, più volte gli addetti ai lavori mi hanno rimproverato di sfruttare poco il trend della fan art, però, non ispirandomi ad attori o modelli particolari, risulta difficile farvi capire come ho immaginato i miei personaggi, e del resto non vorrei rompere la magia in chi magari se li è raffigurati diversamente da me. Per cui procederò con il metodo utilizzato in riferimento ai personaggi maschili, ovvero una piccola presentazione fatta di backstage, estratti e 'dietro le quinte', per fornirvi un'idea generale della caratterizzazione.
Appuntamento dunque da qui in avanti con "le mie donne", per una nuova rubrica che partirà in settimana con Dunia della trilogia delle Spose.
Che la Dea vi benedica

sabato 2 aprile 2016

I liquori delle streghe

Quattro magici liquori naturali.


Care consorelle e confratelli,
dopo avervi proposto dolci, bevande e vini delle streghe, nonché le ricette afrodisiache per la Festa dell'Amore, vorrei oggi segnalare le preparazioni base di quattro liquori 'naturali' tanto amati da streghe e stregoni. Eccoli qui:

LIQUORE DI GINEPRO

1 hg di bacche di ginepro
600 cc di alcol puro
500 cc di acqua
200 gr di zucchero di canna

Schiacciare le bacche e metterle e macerare nell'alcol per 10 gg, aggiungendo l'acqua al terzo giorno. Filtrare, aggiungere lo zucchero, agitare e far riposare una settimana.

LIQUORE LAURINO

500 gr di foglie di alloro
350 cc di acqua
700 cc di alcol puro
1/2 kg di zucchero di canna

L'alloro deve rimanere infuso nell'alcol per 40 gg, ma va agitato tre o quattro volte a settimana. Bisogna poi preparare uno sciroppo con l'acqua e lo zucchero, da aggiungere all'alcol filtrato. Il liquore dovrà riposare per due settimane.

LIQUORE DI PAN

1 kg di prugne selvatiche
1 kg di zucchero di canna (integrale)
Gin (qb)

Le prugne vanno forate con una forchetta, mischiate allo zucchero e messe in un vaso di vetro da ricoprire con il gin. Il composto dovrà riposare 70 gg, avendo cura di agitare il vaso di tanto in tanto. Sarà poi possibile consumare a parte la frutta sciroppata e bere il liquore derivato. A seconda dei gusti, il gin è sostituibile con brandy o grappa.

NOCINO

12 noci verdi
700 gr di alcol per liquori
300 cc di acqua
220 gr di zucchero
Qualche chiodo di garofano
Scorza di limone

Lasciare le noci (tagliate a pezzettini) in infusione nell'alcol per 40 gg con i chiodi di garofano e la scorza di limone. Agitare ogni tanto, schiacciando il composto con un cucchiaio. Unire poi acqua e zucchero e far riposare altri 10 gg. Si può così filtrare e imbottigliare.