venerdì 1 luglio 2016

I presupposti dell'Alchimista Innominato

In arrivo il 6 luglio!


Care consorelle e confratelli,
questo post sul mio nuovo romanzo non vuole presentarsi come una sorta di manoscritto trovato nella bottiglia, i rimandi ad altro sono già abbastanza azzardati, ma mi sembra corretto fornire qualche spiegazione alle lettrici che si aspettano demoni, streghe e maghi. Perché non c’è magia nella nuova storia di Anonima Strega? Perché mancano il paranormale e il sovrannaturale?
La verità è che ci sono nella stessa misura delle volte scorse, né sono tanto presuntuosa da volermi paragonare ai grandi capolavori del passato. Scrivere è un gioco, e i giochi spesso partono da situazioni conosciute che con la fantasia ci divertiamo a scomporre e ricomporre in maniera diversa.
Io e le mie compagne di scuola ci siamo sempre domandate come mai Lucia si desse tanta pena per quello sciapito di Renzo (immagino sia capitato anche a molte di voi), e la faccenda dei milanesi che parlavano in fiorentino perché i panni andavano sciacquati in Arno per essere più chic non mi è mai quadrata altrettanto. Così mi è venuto in mente che la peste è un personaggio cruciale non solo della Milano del Seicento, ma anche della Firenze del Trecento; che l’attività di filatura dei due protagonisti è stata un elemento cardine dell’epoca delle lotte comunali; che una conversione spirituale poteva essere non necessariamente religiosa ma alchemica, in tempi di suggestioni mercantili.
E se i promessi sposi fossero vissuti nella Firenze del Trecento?
Se Lucia fosse stata una filatrice a favore dei diritti delle lavoratrici?
Se l’Innominato si fosse dedicato alla ‘conversione’ del metallo in oro?
Da queste domande, ho iniziato a rivedere (e sfoltire) trama e cast (soprattutto ecclesiastico), basandomi sul nuovo ambiente (Firenze) e sul nuovo periodo storico (1348), in una sorta di ucronìa (“nessun tempo”, da οὐ = “non” e χρόνος = “tempo”), non-proprio-ucronìa; una vicenda alternativa da associare al romanzo storico di spunto, dunque, più che una rivisitazione.
La filatrice Lucia è promessa in sposa a quello che quindi è diventato il lanaiolo (o ‘ciompo’) Lorenzo de’ Tramaglini, piccolo bottegaio dedito all’Arte della Lana. Nonostante il fallimento del Duca d’Atene, favorevole ai ceti subalterni, i lavoratori della lana, tagliati fuori dalla vita politica, hanno tentato di organizzarsi, ma i tumulti sono stati soffocati. Il notaio ser Roderico (disgustosa fusione fra vari antagonisti: il signorotto Don Rodrigo, il parroco Don Abbondio e l’avvocato Azzeccagarbugli), pur appartenendo al Popolo Grasso, è favorevole al riconoscimento voluto dal Duca, perché gli permetterebbe di propiziarsi una nuova fetta di clientela, e ha scommesso con un collega che sposerà la lanaiola di cui si è invaghito: Lucia.
In questo quadro, compaiono altri personaggi del testo di partenza, ma in parte stravolti dalla situazione e dal lessico (per quanto gestualità, espressività e fraseggiare siano talvolta mutuati dall’originale), perché il servitore Griso, per esempio, diventa il Bigio; mamma Agnese acquisisce caratteristiche da Perpetua (è brontolona) e Donna Prassede (si dimostra protettiva, ma in maniera sospettosa); Suor Gertrude è scampata al destino monastico grazie agli studi compiuti in convento e adesso è una maestra laica comunale, nonché la migliore amica della nostra Lucia, che non manca tuttavia di portare su una cattiva strada, a causa di novelle cortesi a dire il vero un po’ troppo licenziose che fanno fantasticare la ragazza più del dovuto.
Può apparire inverosimile, ma nell’epoca dei Comuni, antecedente alle grandi Riforme e Controriforme religiose, e ai processi dell’Inquisizione, le donne di alcune classi sociali erano molto più libere che in periodi successivi. Solitamente i romance storici trattano di nobildonne, ma un’artigiana non è né nobile né contadina, e può godere di maggiore ampiezza di movimenti; se lo stanzone di una classe comunale è riempito da novantanove alunni maschi su cento, non possiamo dimostrare che non ci sia anche l’unica figlia di un artigiano che intende lasciare in mano agli eredi la sua attività, magari mandando in sposa la figlia lavoratrice (che sa leggere, scrivere e far di conto in bottega) a un lanaiolo di fiducia. Un notaio, però, per una mamma vedova del tempo potrebbe essere un partito migliore... altro che rocambolesche fughe!
Il cambio di programma difatti sarebbe vantaggioso, e per il compagno d’infanzia prova solo sentimenti di amicizia, ma Lucia oppone resistenza al progetto del notaio, che minaccia di screditarla agli occhi della legge a causa delle sue idee politiche. Per rinviare le nozze della ragazza, Roderico ne organizza il rapimento e chiede aiuto all’Innominato, un nobile despota sostenitore del vecchio governo che si nasconde nelle campagne di Fiesole grazie alla sua protezione, per la quale riceve in cambio favori di natura criminale. Nel frattempo, però, la vita isolata e gli studi stanno portando l’Innominato su un’altra strada. La crisi di coscienza e il conflitto con la prigioniera gli offrono spunto sulla ‘conversione’ del metallo in oro letta alla luce di una tradizione arrivata dalla via della seta: l’unione con la compagna predestinata per compiere insieme la Grande Opera, la trasformazione dell’energia sessuale nel corpo dell’adepto, per risalire all’armonia perduta. Questo ovviamente non rientra nei piani di Roderico (ma la Provvidenza può essere anche un topo che sbarca da una nave genovese con la peste addosso...), e l’alchimia presuppone che Zolfo e Mercurio, Sole e Luna, Padre e Madre della Grande Opera, alchimista e sposa alchemica, compagno e compagna, siano a parità di funzioni, per cui ci troviamo paradossalmente molto avanti nel tempo in merito alla questione femminile. Eppure, in un certo senso, questo modo di pensare è più vicino a quello di un alchimista medievale impregnato di filosofie tantriche orientali che di tanti maschi contemporanei, ahimè.
Uhm... abbiamo appena trovato un eroe romance ancora più appetibile del lanaiolo e del notaio...
L’eroina acquista un ruolo non sottomesso ma attivo, l’amore non è troppo diverso dalla magia quando possiamo trovarne la via dentro di noi.
Ecco che torniamo al punto di partenza degli altri romanzi: la donna, la magia e l’amore.
Tutto sta nella via che l’Alchimista cercherà dentro di sé e se la Sposa lo aiuterà nella maniera giusta per giungere al lieto fine.
Ma questo non può essere anticipato qui, e le prefazioni troppo lunghe sono obsolete.
Che la Dea vi benedica


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