domenica 31 luglio 2016

La giada

Amore e prosperità dalla via della seta.


Care consorelle e confratelli,
questa pietra dura assai nota e diffusa in tutto il mondo è popolarissima soprattutto in Oriente. Sin dai tempi più remoti, in Cina, alla giada vennero attribuiti poteri soprannaturali: già si diceva, per esempio, che favorisse l'amore e la fertilità. Per le credenze cinesi attuali la giada allunga la vita e dona prosperità, motivo per cui viene spesso scolpita in forma di animale (nell'immagine vedete il mio topolino zodiacale con in bocca uno spicciolo).
Ma anche nell'America precolombiana, le divinità maya e atzeche erano spesso raffigurate in giada, simbolo di regalità e potere. Con la giada venivano fabbricati pure piccoli oggetti musicali, quali gong o campanelle.
Per le streghe moderne, data la corrispondenza fra Venere e il colore verde, la giada rimane una pietra d'amore e salute, per quanto in parte svolga un ruolo di protezione. Se ne possono usare dei pezzetti all'interno dei rituali dedicati all'amore e al denaro, oppure per stimolare le facoltà paranormali, dato che in Magia la giada è simbolo del Terzo Occhio.
Che la Dea vi benedica

Elemento: Acqua.
Divinità: Venere, Afrodite, Ishtar, Bhavani, Tanith.
Sfera d'azione: proiezione, ricezione, amore, salute, prosperità, fortuna, poteri extrasensoriali.

sabato 30 luglio 2016

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Un gadget per aumentare il traffico sul tuo blog.


Hai aperto un blog e hai notato che in altri, alla fine dei post, compare una stringa che richiama gli articoli correlati: "Ti potrebbero interessare anche." Seguono immagini di preview e link ad altri post, e tu pensi che sia un buon modo per aumentare il traffico. Però non trovi il gadget da inserire nel layout della tua piattaforma.
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venerdì 29 luglio 2016

Tisana di achillea, menta e camomilla

Come i guerrieri omerici lenivano il dolore...


Care consorelle e confratelli,
l'achillea (o millefoglie) deriva il suo nome primario dall'eroe omerico che, ferito da Paride, lenì il dolore con questa pianta, dietro suggerimento di Venere. Per questo motivo, è conosciuta anche come "sorriso di Venere", "sanguinella" o "erba dei soldati" e per tradizione guarisce le ferite da taglio. Oltre alle proprietà emostatiche, però, ne ha anche di antispasmodiche, astringenti e diuretiche.

TISANA

Vi occorreranno 30 grammi di parte verde di achillea, 10 grammi di fiori di camomilla e 10 grammi di foglie di menta. Preparata la miscela, ne basterà un cucchiaino per tazza, da lasciare in infusione per 15 minuti. Se non dolcificata, se ne possono bere fino a 3 bicchieri al giorno, preferibilmente prima dei pasti per chi ha problemi di stomaco.
Che la Dea vi benedica

giovedì 28 luglio 2016

La cannella

Grazie ai mercanti veneziani per la spezia dell'amore!


(Una stecca di cannella)

Care consorelle e confratelli,
l'uso della cannella è antichissimo ed è testimoniato a partire dalla Bibbia, che la definisce "sostanza odorifera".
Il "kinnamon", da cui derivano l'inglese "cinnamon" e l'italiano "cinnamomo", pare sia originario dell'Etiopia o dell'Arabia,  e cominciò a essere commercializzato in Europa a partire dal 1200, grazie ai mercanti veneziani.
Conosciuta non solo come spezia, ma anche come tonico e afrodisiaco (la si può trovare sia in polvere, sia in stecche, come vedete dalla foto), è correlata di conseguenza dalle streghe moderne a tutto quanto concerne i rituali d'amore.
Rimane in generale molto utilizzata per insaporire i dolci dei festini e, per esempio, la trovate anche nei biscottini alle nocciole nella scheda delle ricette alla voce I dolci delle streghe.
Che la Dea vi benedica

NO ALLE CURE ALTERNATIVE PER I DISTURBI GRAVI

mercoledì 27 luglio 2016

La sacralità di Stonehenge

La ruota della vita da un mondo al di là delle stelle.


Care consorelle e confratelli,
ciò che resta di questa famosissima zona sacra è solo un frammento della grande ruota a tre cerchi concentrici i cui pilastri si distanziavano esattamente fra loro. Il megalito, in origine, rappresentava la “ruota della vita”, l’ovulo della Dea e della fertilità, la Madre primigenia che si nascondeva in ogni masso. La sua forma evocava anche la Luna e il Sole, e difatti le pietre usate per ogni cerchio erano di colore diverso: bianche per la Luna, blu per il cielo, ocra per il Sole. Ed erano proprio queste ultime a fornire responsi ai druidi, colpite al tramonto in punti diversi a seconda dei giorni.
Pare che la formazione originaria riprendesse anche la mappa di una costellazione, ma il firmamento a distanza di migliaia di anni è cambiato, per cui non è chiaro a quali precise stelle si riferissero i menhir. Da qui la credenza che le pietre siano arrivate prima dell’uomo, da un altro mondo al di là delle stelle.
I sacerdoti e le sacerdotesse officiavano dal cerchio interno; il secondo era occupato da membri di rilievo della comunità; il terzo dal resto del popolo. Il sito è stato “ripristinato” nell’800 da gruppi neoceltici e ancora oggi visitatori da tutto il mondo accorrono per interrogare queste antichissime pietre, in un labirinto, un cordone ombelicale cosmico che ci riporta alle origini… forse anche al di là delle stelle.
Che la Dea vi benedica

Per approfondimenti:
Tosonotti - La magia dei celti (Xenia)

martedì 26 luglio 2016

La tormalina

Magici cristalli poco conosciuti in bigiotteria...


(Il mio pezzo di tormalina nera)

Care consorelle e confratelli,
la tormalina è un grosso insieme contenente vari cristalli di colore diverso. Come pietra dura non è conosciutissima in bigiotteria, ma tutte le streghe moderne l'hanno nel proprio armamentario. La blu, per esempio, appartiene all'elemento Acqua e al pianeta Venere, e viene usata per propiziare amore e protezione; la rossa (o rosa) è legata al Fuoco e a Marte, e agisce sulla salute; la nera (ne vedete un bel pezzo nell'immagine) è posta sotto il dominio di Saturno e della Terra e riguarda denaro e fortuna.
Se vi capitasse di fare un giro per fiere paesane, cercatene un pezzetto, perché la consistenza e la levigatura sono molto affascinanti.
Che la Dea vi benedica

Elemento: Acqua, Fuoco, Terra.
Divinità: Marte, Venere, Saturno.
Sfera d'azione: proiezione, ricezione, equilibrio, energia, pace, amore, salute.

NO ALLE CURE ALTERNATIVE PER I DISTURBI GRAVI

lunedì 25 luglio 2016

Come ottimizzare il vostro blog

La situazione attuale di aggregatori e directory...


In un'era in cui tutto viene condiviso a stretto giro sui social network, sembrerebbe anacronistico parlare ancora di directory e aggregatori di news, ma, se si vuole ottimizzare il proprio sito, si tratta ancora di un metodo per incrementare - seppur non quanto come una volta - le visite, grazie a un posizionamento più alto sui motori di ricerca.

Non starò qui a spiegare gli aspetti utili a un buon posizionamento, ma contenuti interessanti, ben scritti, non copiati da altri blog, correlati a immagini, e pulsanti per la condivisione sono i primi aspetti a cui dobbiamo pensare, a seguito delle parole chiave giuste da inserire nella descrizione.

Ma cosa sono, esattamente, gli aggregatori e le directory?

Le DIRECTORY sono una sorta di elenco, guida o indice in cui i siti sono indicizzati per contenuto, una sorta di motore di ricerca a cui potete segnalare il vostro url. Fra quelle italiane ce ne sono molte da consultare, ma in genere hanno tempi di risposta che si aggirano intorno all'anno e l'inserimento non è garantito.

Questo succede in particolare con il richiestissimo The SpiderProfDirectory è consigliato, ma l'inserimento presenta numerosi problemi di link interrotti e test di verifica errati. Dmoz chiede di assegnare una licenza non esclusiva e gratuita per usare, pubblicare, copiare, editare, modificare o creare opere derivate dalla richiesta di inserimento. Per cui è a vostro rischio e pericolo. Su Safelist bisogna registrarsi, e le visite aumentano solo se si guadagnano punti visitando i siti degli altri. Non fa proprio al caso vostro, se cercate metodi di visibilità che non richiedano sforzi contrari a quanto state cercando di ottenere. Su Freeonline invece è tassativo che il sito contenga qualcosa di scaricabile gratuitamente, mentre La mia directory potrebbe avvisarvi che state violando alcune regole riguardo i contenuti anche se non è vero (il servizio a pagamento però sembra funzionare).

Tutto questo per dirvi che ho fatto un po' di lavoro preventivo per voi e, se proprio volete tentare con uno di questi grossi contenitori, provateci subito con Nettilandia, dove vi inseriscono rapidamente e senza troppe storie.

Proporre un sito non è difficile. In genere basta riempire un form di descrizione dei contenuti e, se si tratta di un blog su piattaforma, non è neppure necessario essere esperti di feed. Stessa cosa con gli AGGREGATORI di notizie, sorta di maxi-siti che accolgono le news dai vari indirizzi proposti. Il massimo che può essere richiesto, in corso di riempimento di form, è l'inserimento di un anti-pixel, ovvero quella sorta di pulsantini che vedete a fondo di questa stessa home scorrendola fino alla fine. Sono gli aggregatori stessi a fornirvi il codice html da inserire nei gadget.

Anche qui c'è da fare una scelta. Liquida è il più noto e di solito aggiunge i siti corposi da sé, senza bisogno di segnalarli, ma se vi trovate è sempre e comunque carino aggiungere in home il loro antipixel. Altri aggregatori, invece, hanno tempi di attesa lunghissimi e i siti talvolta non vengono accettati, senza motivo né un avviso. Ce ne sono alcuni, per esempio, come InTopic, OkNotizie di Virgilio, News.abc24.it o ZicZac che richiedono di farvi segnalare i post a uno a uno, e questo è un dispendio di tempo che da quando esiste Facebook farebbe strabuzzare gli occhi a chiunque; Limegator pretende poi almeno due news a settimana, e non è detto che tutti abbiano una vita tanto liscia da poterselo permettere; Diggita.it addirittura non è navigabile a causa dei pop up pubblicitari, mentre Feedsaggregator presenta moduli malfunzionanti.

Fra gli aggregatori a cui rivolgersi, oltre a Liquida, ci sono comunque i rapidi FedelissimoBloghissimo e Aggregatore che mi sento di suggerirvi.

Per quanto riguarda Blogstreet, Elenco blog, Riassunto, Addami e WebShake (quest'ultimo pare addirittura saltato) sono invece ancora in attesa di una risposta, ma i mesi trascorsi e l'inutile esposizione dell'antipixel già mi spingerebbero a sconsigliarveli. Alcuni di loro esigono che il sito sia attivo da almeno sei mesi, ma potrebbero non degnarvi di una risposta per altri misteriosi motivi...

domenica 24 luglio 2016

Infuso di melissa

Un infuso utile per emicrania, ansia e insonnia.

(Melissa Officinalis)

Care consorelle e confratelli,
la melissa è un ottimo digestivo, ma può aiutarci anche contro l'emicrania, nonché con l'ansia e l'insonnia. Berne una tazza prima dei pasti o prima di coricarsi può contrastare dunque tutti i disturbi sopra citati.
Per mezzo litro di infuso, sarà sufficiente un cucchiaino di melissa (eccedere può causare l'effetto contrario a quello voluto) e miele a piacere.
La melissa va semplicemente lasciata in infusione per 4 o 5 minuti nell'acqua portata a ebollizione e poi filtrata con colino, prima di essere dolcificata.

sabato 23 luglio 2016

"Promo ombrellone" per L'Alchimista Innominato

L'Alchimista Innominato a 99 centesimi fino al 31 luglio!


Care consorelle e confratelli,
nonostante gli insospettabili presupposti, chi lo ha letto o lo sta leggendo sa che L'Alchimista Innominato è il romanzo più "da ombrellone" fra quelli che ho scritto. Ho deciso così di lanciare una promozione per l'estate, per cui lo troverete a 99 centesimi fino al 31 del mese corrente. Vi lascio alla trama senza troppi preamboli, e che la Dea vi benedica

E se i promessi sposi fossero vissuti nella Firenze del Trecento?
Se Lucia fosse stata una filatrice a favore dei diritti delle lavoratrici?
Se l’Innominato si fosse dedicato alla ‘conversione’ del metallo in oro?

Firenze, 1348. La filatrice Lucia è promessa al lanaiolo Lorenzo de’ Tramaglini, ma il notaio ser Roderico ha scommesso che la sposerà. Nonostante il vantaggioso cambio di programma, Lucia oppone resistenza al progetto del notaio, che minaccia di screditarla agli occhi della legge a causa delle sue idee politiche. Per rinviare le nozze, Roderico organizza il rapimento della ragazza e chiede aiuto all’Innominato, un nobile despota che si nasconde nelle campagne di Fiesole grazie alla sua protezione, per la quale riceve in cambio favori di natura criminale. Nel frattempo, però, la vita isolata e gli studi stanno portando l’Innominato su un’altra strada. La crisi di coscienza e il conflitto con la prigioniera gli offrono spunto sulla ‘conversione’ del metallo in oro letta alla luce di una tradizione arrivata dalla via della seta: l’unione con la compagna predestinata per compiere insieme la Grande Opera, la trasformazione dell’energia sessuale nel corpo dell’adepto, per risalire all’armonia perduta. Ma questo non rientra nei piani di Roderico...

Genere: romance/storico
Numero di pagine: 238
Prezzo: 1,99 euro (0,99 fino al 31 di luglio)

venerdì 22 luglio 2016

La festa della Grande Madre

Il sacro femminino che dona, protegge e culla la vita.



La Venere di Willendorf (25.000/26.000 anni fa)

Care consorelle e confratelli,
la Dea è stata chiamata nel corso dei millenni in molti modi, quindi ogni popolo e ogni tempo ha un suo modo per denominarla, da Ishtar a Venere, da Demetra a Iside.
Il simbolo del sacro femminino (risalente al Paleolitico) che dona, protegge e culla la vita, è giunto fino a noi attraverso le Madonne cristiane: 'ex-dee' relegate adesso al ruolo di madre e di sposa del dio, sottomesse attraverso il dogma della verginità, spogliate dalle religioni patriarcali dei significati originari di amore, piacere e tripudio della natura, ovvero quello che il 22 luglio i calendari risalenti alle antiche religioni celebrano ancora.
Che la Dea vi benedica

giovedì 21 luglio 2016

La rosa

Il fiore più caro alla Dea dell'amore.


(Una rosa del mio orticello)

Care consorelle e confratelli,
questo romanticissimo fiore da sempre associato a Venere è per tradizione legato a tutti i filtri e pozioni magiche che hanno che vedere con l'amore. Narrano alcune fonti che, per propiziare questo ambito sentimento, è necessario raccogliere un numero dispari di petali di rosa nella notte delle erbe (24 giugno), per poi spargerli davanti all'abitazione della persona amata, nel momento in cui sorge il sole. All'interno dei ricettari magici, però, sono diffuse anche le bacche che, polverizzate, possono essere usate per filtri, sacchettini e pozioni.
Che la Dea vi benedica

martedì 19 luglio 2016

L'agata

Antichi elisir nel grembo della Terra...


(Il mio pezzo di agata rossa)

Care consorelle e confratelli,
l'agata è una delle pietre dure più conosciute sin dall'antichità, sia come ornamento, sia per la costruzione di utensili di uso quotidiano, come mortai o pestelli. Già nel Medioevo era usata come amuleto naturale e veniva regalata ai bambini per propiziarne la salute, favorirne la crescita e tenere lontane le disgrazie. Le donne la utilizzavano per favorire l'amore e attenuare i disturbi legati al ciclo, e tenerne un pezzetto in tasca si diceva allontanasse il malocchio.
Il potere dell'agata - che si può trovare in svariate forme, non ultimo come 'ripieno' di un geode - è tuttavia legato al colore: l'agata rossa va riferita al Fuoco e di conseguenza alla sfera della salute; la verde alla Terra e viene spesso correlata alle malattie dell'occhio; l'azzurra all'Acqua e dona serenità, nonché pace interiore; la nera sempre alla Terra ed è un ottimo amuleto che accumula energia.
Le streghe erano solite prepararne degli elisir lasciandole in infusione in un bicchier d'acqua per ventiquattro ore.
Che la Dea vi benedica

Elemento: Acqua, terra, Fuoco.
Divinità: Ermes, Esculapio.
Sfera d'azione: ricezione, proiezione, protezione, salute, catalizzatore di energia.

NO ALLE CURE ALTERNATIVE PER I DISTURBI GRAVI

lunedì 18 luglio 2016

L'Arte della Lana

Nuovo approfondimento per L'Alchimista Innominato...


Il Palazzo dell'Arte della Lana a Firenze

L’Arte della Lana è una delle sette Arti Maggiori delle corporazioni di arti e mestieri della Firenze medievale, nonché quella che conta il maggior numero di lavoratori (un terzo della popolazione). All’Arte appartengono sia mercanti sia imprenditori: la materia prima viene difatti smistata tra varie categorie artigianali, prima di arrivare al prodotto venduto nelle botteghe.
Innanzitutto, i lanaioli comprano la lana grezza sulle piazze estere europee o dell’Africa nord occidentale; questa materia grezza è poi sottoposta a un processo di trasformazione suddiviso in più di venti fasi. La prima operazione è la smistatura del vello. La più raffinata è quella delle botteghe di Via del Garbo (oggi Via della Condotta), oppure vicino all’Oratorio dei Buonomini di San Martino. La fase successiva è il lavaggio lungo l’Arno o il Mugnone. Dopo l’asciugatura, la lana torna in bottega e il lanaiolo la spedisce agli artigiani addetti alla sgrassatura. A questo punto, la lana viene consegnata agli scardassieri (o cardatori), che sfilacciano i fiocchi in fili di varie lunghezze, e nel caso anche ai pettinatori, per rendere le fibre più lisce e omogenee.
La filatura, in seguito, è in genere compito delle donne, che lavorano in casa, talvolta reclutate nelle campagne; le operazioni del processo sono due, eseguite in contemporanea: la torsione e la stiratura del filo, avvolto a spirale e messo in tensione con fusi e rocche. Il fuso è un bastoncino di ferro o legno con uno slargo centrale su cui si avvolgono le fibre con un movimento rotatorio, torcendo e distendendo i fili; la rocca invece serve a tenere le fibre da filare, ed è un bastone che va tenuto fra braccio e fianco della filatrice.
Per la consegna e il ritiro del filato ci sono gli stamaioli, che lo passano ai tessitori, in genere in coppia al telaio; qui si intrecciano i filati più lunghi (ordito) con quelli più corti (trama) tramite una spola, L’intreccio più usato è la tela (orditi pari separati dai dispari per mezzo di un filo di trama).
I tessuti sono a questo punto riconsegnati al lanaiolo, che li deve rivedere per eliminare nodi e impurità; le pezze vengono lavate e asciugate per passare alla gualchiera (stabilimenti sull’Arno che sfruttano l’energia dell’acqua per battere e pressare). Da qui le pezze passano al tiratoio, per essere stese.
L'ultimo passaggio prima della vendita è la tintura, con colori di origine vegetale o animale, ma quello che non può mancare è il marchio con la dicitura "Firenze", una specie di garanzia di qualità.

sabato 16 luglio 2016

Tè freddo al lime

Una bevanda rinfrescante ricca di vitamina C.


Care consorelle e confratelli,
come tutti gli agrumi, il lime è ricco di vitamina C, potassio e sali minerali, pertanto favorisce la digestione e può aiutare anche in caso di calcoli renali. Indubbie sono comunque le sue proprietà rinfrescanti, antisettiche e antiossidanti.
Per questa ricetta vi basterà mezzo litro di tè non aromatizzato da versare in una caraffa. Nella caraffa, dovrete aver preparato cinque fette di lime (non sbucciate), un pezzetto di radice di zenzero tagliato anch'esso a fettine sottili, un cucchiaio di zucchero di canna e uno di miele.
Dopo aver mescolato il tutto con cura, non dovrete fare altro che riporlo in frigorifero e lasciarlo raffreddare per qualche ora, nonché insaporire, prima di servire.

giovedì 14 luglio 2016

Le mie donne #8: Lucia

"Una giovane incompresa, compressa nel suo ruolo di nubile senza dote, nella quale convivono l'anima innocente dovuta all'educazione moralista e maschilista, e l'indole indomita e sognatrice: contrappunti che la rendono agli occhi di chi legge un'adorabile scheggia impazzita" - Dal blog "Sognando tra le righe"


Care consorelle e confratelli,
come vi ho già spiegato nel post di presentazione di questa mia rivisitazione di un classico, la Lucia protagonista di L’alchimista Innominato si differenzia da quella manzoniana da diversi punti di vista, anche perché la vita comunale del Trecento in realtà rendeva una lanaiola paradossalmente più libera e smaliziata delle tipiche eroine da romanzo storico. La protagonista è dunque una giovane filatrice che lavora a domicilio per una famiglia di lanaioli fiorentini. Vive con la madre e, da quando è morto il padre, mantiene lei e se stessa lavorando per la bottega de’ Tramaglini, al cui rampollo Lorenzo, amico d’infanzia, è promessa in sposa. In seguito alla sollevazione del 1345 del ciompo Ciuto Brandini, soffocata con la di lui decapitazione, Lucia continua a battersi dal basso, rivendicando il riconoscimento della corporazione dell’Arte della lana. Energica e agguerrita, dotata di forte senso della giustizia (che nella versione originale spettava all’uomo della coppia), auspica all’indipendenza e alla parità delle donne lavoratrici, anche se deve covare di nascosto il malcontento. La sua posizione e la sua influenza potrebbero cambiare nel momento in cui ser Roderico si invaghisce di lei e vorrebbe sposarla al posto di Lorenzo, per cui del resto prova solo sentimenti di pura amicizia, ma lei oppone resistenza al progetto dello sgradevole, vecchio e corrotto notaio, che, per ingraziarsela, la ricatta sul piano economico e politico. Ma Lucia non è nobile, e del matrimonio come occasione di ascesa sociale se ne infischia. Oltretutto il padre defunto, oltre al mestiere, le ha insegnato a leggere, scrivere e far di conto, anche grazie a una primitiva classe del quartiere. Le doti di pietà e lo spirito cristiano della Lucia manzoniana qui diventano speculari sentimenti di ribellione e sete di conoscenza. Ma la si può conoscere molto meglio osservandola al suo primo risveglio, a cui vi lascio, augurandovi che la Dea vi benedica

Le campane di Santa Reparata scoccarono la Prima, e Lucia spalancò gli occhi nel buio.
Dalle imposte della stanza d’ingresso filtrava solo un lieve riflesso notturno, e l’umido freddo dell’inverno fiorentino la spinse a rintanarsi ancora un po’ sotto le coltri, ma il tramestio sul giaciglio le suggerì che la mamma si stava già alzando.
Lanciò così uno sbuffo e fece tre volte il segno della croce, sempre da sdraiata; poi, con un balzo, acciuffò il camicione di lino arrotolato ai piedi del letto e prese a vestirsi il più in fretta possibile.
«Accendo una candela» disse la mamma, che nel frattempo si era messa a trafficare nella stanza accanto. Probabilmente stava togliendo la cenere dalle braci. «Sennò con questo buio non ci si può lavare il viso.»
«Risparmia la candela» le rispose, infilando la veste di lana sopra il camicione, «tanto con questo freddo al bacile non mi avvicino manco morta.»
«Non dire bischerate» ribatté Agnese, mentre il bagliore di una fiamma si allargava nell’oscurità. Se non altro, quel giorno le braci si erano mantenute, e non c’era da correre da una vicina a farsi prestare un tizzone, come spesso succedeva. «C’è ancora acqua nella brocca o dobbiamo andare alla fontana?»
Indossò le calze di lana suolate e scaraventò le gambe di sotto dal letto. Ci mancherebbe questa, guarda... Poi prese a chiudere i lacci della veste. «No» le venne in mente con sollievo, «ho controllato ieri sera.»
«Brava!» replicò la madre, con tono orgoglioso, «sarai una sposa premurosa e previdente.»
«Anche perché grandi doti non ne ho, a parte il corredo antiquato» mugugnò, trascinandosi verso il focolare. Adagino, adagino. «Se Lorenzo s’accontenta davvero che gli sbrighi le faccende di bottega...» , constatò con soddisfazione, strofinando i palmi l’uno contro l’altro e soffiando sulle braci per ravvivare il fuoco. Un modesto focolare scoperto a livello del suolo, in terra battuta, su una base di piccole pietre, che però svolgeva bene il suo compito. Un treppiedi e un paiolo di ferro, e a casa di Lorenzo ci sarebbe stata anche la catena per la padella. Il calduccio s’è mantenuto.
«Ma quante volte te lo devo dire?» la rimproverò la mamma, tirandola indietro per un braccio. «Lo sai che prima si deve andare alla Messa. Lascialo così, poi si riaccende per bene dopo, per colazione.»
«Menomale che ero previdente...» Sbadigliò.
«Il corredo sarà semplice ma pratico» puntualizzò sdegnosa la mamma, riallacciandosi al discorso interrotto. «Troppo sfarzo non piace al Signore, e sotto gli strascichi si nascondono i demoni.» Esibì un deciso cenno d’assenso col capo, quasi a decretare la veridicità della sentenza. «Quello scapestrato del de’ Tramaglini ti vuole bene davvero da quand’era piccino, se non altro ti domerà come si deve ora che il babbo non c’è più.»
«Seee...» Un bimbetto... «Vallo a dire a...» A ser Roderico. No. Doveva sempre mangiarsi la lingua per non lasciarsi scappare quel nome. Dato il bottino e il prestigio in palio, c’era il caso che Agnese pigiasse per farle sposare il vecchiaccio che la voleva al posto dello scapestrato sposo promesso.
«Vallo a dire a chi?» La mamma spalancò gli occhi, poi, a sopracciglia sollevate versò con noncuranza il contenuto della brocca nel bacile e tuffò le mani nell’acqua. Un brivido attraversò Lucia, e la percorse lungo tutta la spina dorsale, facendole sibilare aria gelida fra i denti.
«A Madonna Gertrude» buttò lì.
«Te quella svergognata la devi lasciare perdere» borbottò Agnese, asciugandosi con il panno di canapa appoggiato sotto il treppiedi del bacile. «Ti porterà su una cattiva strada. O chi ti vorrebbe far sposare, lei?»
Un cavaliere esperto di fine amour, perché i matrimoni d’interesse non sanno di nulla.
Osservò la faccia imperturbabile di Agnese che le stava indicando il bacile con una mano.
No, non si può dire.
Prese un lungo respiro e si arrese all’acqua ghiaccia stecchita. Sciacquò le mani e si passò gli indici bagnati sugli occhi chiusi, poi si tuffò sul panno che Agnese, con aria di rimprovero, le stava tendendo. Tuttavia la madre non la costrinse a lavarsi tutta la faccia. «Mi racconti per bene cos’è che ti presta la tua Madonna Gertrude?» D’altro canto, le aveva evidentemente letto nel pensiero.
Poesie d’amore, romanzi cavallereschi e novelle licenziose. «Storie delle spose perfette dell’Antico Testamento.» C’era di buono che Agnese non sapeva leggere, e non avrebbe potuto contraddirla nemmeno rovistando fra i manoscritti in volgare che Gertrude le passava. Un lusso quasi principesco, che l’amica sfoggiava con orgoglio e benevolenza.
«Ma...» mugugnò, poco convinta. «Secondo me era meglio se il babbo ti lasciava ignorante.» Sospirò. «Colpa mia, eh, che non gli ho dato il figliolo maschio vivo, però non è che doveva per forza mandarti alla classe comunale solo perché il Signore ci ha tolto tutti gli altri in fasce.» Alzò le spalle e si voltò di lato, sventolando un palmo. «Ora viene fuori anche questa maestra stramba che la piglia in simpatia proprio prima che si sposi, ma te guarda cosa ci mancava...» Scosse la testa. «Voglio fidarmi dei domenicani, e loro m’hanno detto che il matrimonio placherà la tua indole curiosa e il tuo umore instabile.»
Forse la mamma non sapeva nemmeno il significato di quelle parole.
«Ma cosa ti ha fatto di male?» Madonna Gertrude era riuscita a scampare a un destino monastico impostole dalla nobile famiglia andandosene dal suo paese e facendo fortuna come maestra laica, grazie all’istruzione appresa in monastero finché era stata novizia. «Si è sposata come la norma della scuola impone, cosa deve fare di più?» A vedere lo sguardo di Agnese, non c’era speranza di redimerla. «Otto bambini, così smette di lavorare? Che senso ha?»
«Che senso...» Agnese ciondolò il capo e tornò in camera per recuperare i mantelli di feltro e la spazzola da spolvero. «O che secondo te invece ha senso lavorare quando non importa?»
Inutile discuterci. «Mentre spazzoli...» meglio cambiare discorso, «svuoto i vasi da notte nel vicolo.» Si affaccendò fra la camera e la finestrella, e si profuse nel grido quotidiano: «Attenti sotto!»

mercoledì 13 luglio 2016

Il diaspro

Una pietra 'arlecchino' fra architettura, magia e bigiotteria.


(I miei diaspri: il rosso e il verde)

Care consorelle e confratelli,
oggi voglio presentarvi di una particolare pietra che in natura si trova di vari colori (nell'immagine vedete la varietà rossa e quella verde). In architettura, il diaspro viene utilizzato per decorazioni a intarsio, ma è diffusissimo anche in bigiotteria.
Il diaspro verde è legato all'elemento Acqua e ha a che vedere con tutto quanto riguarda l'amore e la salute; quello rosso appartiene alla sfera del Fuoco ed è anch'esso ascritto al campo della salute; il blu è governato dall'Aria ed è un portafortuna che favorisce la ricettività della mente. Tra le molte varietà, curioso è il chiazzato/leopardato, e le macchie possono essere di tantissimi colori.
Che la Dea vi benedica

Elemento: vari.
Divinità: Aton, Giove, Lug.
Sfera d'azione: proiezione, ricezione, protezione, equilibrio, salute, denaro.

NO ALLE CURE ALTERNATIVE PER I DISTURBI GRAVI

lunedì 11 luglio 2016

I miei uomini #13: L'Alchimista Innominato

"Questo personaggio fin dal primo abbozzo assomiglia molto ai demoni crudelissimi che tanta parte hanno nell'immaginario dell'autrice, e ai quali l'insita ferocia conferisce un carisma indicibile dovuto alla particolare tortuosità del percorso di ascesa fino alla redenzione." - Dal blog "Sognando tra le righe"


Care consorelle e confratelli,
come avete letto nell’introduzione all’Alchimista Innominato che ho postato pochi giorni fa, non abbiamo a che vedere propriamente con il Conte del Sagrato, ma con un personaggio che ha tutte le carte in regola per diventare un eroe romance. Il mio Innominato è un nobile despota sostenitore del vecchio governo fiorentino (le vicende si svolgono nel 1348) che, dalla cacciata del Duca d’Atene (con cui si è macchiato di sangue), si nasconde nelle campagne di Fiesole grazie alla protezione del notaio ser Roderico, per la quale riceve in cambio favori di natura criminale. Non ha fatto in tempo a voltare le spalle al Duca prima che con l’ultima congiura ne cambiasse le sorti, ma è tra i pochi che sono riusciti a scamparla. Nel frattempo, però, la vita isolata e gli studi lo stanno portando su un’altra strada. La crisi di coscienza e il conflitto con la bella e intelligente prigioniera, gli offrono spunto sulla materia che sta approfondendo: la conversione del metallo in oro, l’unione concreta con la compagna predestinata per compiere insieme la Grande Opera, a parità di funzioni, come lo zolfo e il mercurio; la trasformazione dell’energia sessuale nel corpo dell’adepto col fine di risalire all’armonia e alla felicità perdute. Il suo intento alchemico non si fonda solo sui pittoreschi laboratori tramandati dalla storia medievale ma sulla tradizione tantrica arrivata dalla via della seta, su antiche pergamene che si è procurato con non poca difficoltà e non pochi fiorini d’oro. Ha commesso crimini sanguinosi ai danni di personaggi contrari agli interessi del Duca d’Atene, ora se ne sta pentendo e, anche se apparentemente indomabile e orgoglioso, qualcosa forse potrebbe ammorbidirlo...
La sua dimora solitaria sorge in un luogo impervio e sperduto nelle campagne nei dintorni di Fiesole, ed è qui che insieme a Lucia, appena rapita da ser Roderico, lo vediamo la prima volta.
Vi lascio all’incontro, e che la Dea vi benedica

Si strofinò le mani sulla faccia e si lasciò scivolare lungo il portone, la schiena contro il legno, le gambe piegate, le braccia e la fronte sulle ginocchia.
Un nuovo rumore sulle scale la costrinse a sollevare la testa. Cosima non era già scesa? C’erano altri servi? Che fosse il padrone?
Vide spuntare un paio di stivali di cuoio appuntiti, poi brache di tela, lugubri e nere come la sopravveste corta, tenuta in vita da una cintura dotata di enormi fibbie e puntale, alla francese, e un uomo che la studiava intento, in un modo che le rimetteva addosso l’agitazione del viaggio. Tuttavia si muoveva lento e non sembrava in procinto di avvicinarsi di più, una volta giunto in fondo alla scala, né di farle del male. Anzi, si diresse verso il camino, rimanendo in piedi; sembrava abbastanza alto, e le lanciò solo un’occhiata distratta. Gli occhi neri brillarono per il riflesso delle fiamme tanto da paralizzarla. Neri erano anche i capelli mossi, non troppo lunghi. La linea della bocca dura. Lo vide alzare le sopracciglia e voltarsi di nuovo verso il focolare, con un’aria di superiorità che denotò totale indifferenza nei confronti di quanto gli stava avvenendo intorno. Sui suoi tratti s’intrecciavano l’eleganza della nobiltà e la durezza del marmo scolpito; nelle sue vesti e nei suoi modi, l’aurea del soldato dismesso. Composto e al contempo selvaggio, come la costruzione in cui viveva. Non c’erano dubbi che quello fosse il padrone di casa.
Per quell’atteggiamento, Lucia avrebbe voluto insultarlo in tutti i modi possibili, e dare così sfogo all’ansia e alla disperazione, ma il non tenere a freno la lingua con ser Roderico le era costato caro, figurarsi con questo che esponeva l’argenteria e aveva le loggette private...
«Cosima mi ha detto che non volete salire.»
L’esternazione la disorientò. Lui aveva parlato senza guardarla, e nel salone c’erano solo loro due. «Ma...» Nessuno le aveva mai dato del voi. Non era una persona importante, tanto meno l’amata di un cavalier cortese. Forse davvero lui non voleva staccarle la lingua con le tenaglie o legarla alla coda di un mulo per trascinarla lungo tutto il sentiero. «Dite a me?»
A quel punto la guardò. Il mento solcato da un accenno di fossetta, piegato sul petto, quasi a valutarla di sotto in su, seppure dall’alto. «Vedete qualcun altro?» Lucia si strinse nelle spalle, confusa. «Non credete sia il caso di riposarvi?» Le braccia allargate e poi fatte ricadere con compostezza lungo i fianchi. «Cosima farà tutto quello che le chiederete.» Era strano. Aveva una voce forte, bassa e scura, e modi di fare bruschi, paradossalmente educati e sprezzanti al tempo stesso. Di conseguenza incuteva rispetto, più che timore. Fuori appariva molto meglio di ser Roderico, sul dentro non avrebbe giurato. Non si era nemmeno presentato...
«Cosima non fa tutto quello che le chiedo.» Si rese conto dallo sguardo sdegnato di lui che forse le era sfuggita una smorfia troppo accentuata e sconveniente. «A casa non mi ci riporta.»
«Questo è un discorso che affronteremo» ribatté lui, con un cenno d’approvazione del capo, ma lo sguardo fosco e penetrante, «non stasera, però.»
«Il motivo per cui sono qui non è un segreto» replicò lei alzandosi in piedi, una mano appoggiata al portone alle sue spalle quasi per aggrapparsi a un’ultima speranza di fuggire da lì. E non le importava più di tenere basso il tono della voce. «Segreto è il motivo per cui voi vi rendete complice di questa crudeltà.»
Lo vide deglutire, e i tre passi che fece verso di lei le sembrarono venti. «Ser Roderico vi ha ben descritta, quindi sarete anche abbastanza intelligente da capire che adesso è il momento di ritirarsi.»
«Perché lo state aiutando?» Lui alzò un palmo con fare imperioso, ma lei non accolse il tacito invito a zittirsi. «Cosa ve ne viene?»
«Vi ripeto che non è il momento» nel dirlo, sollevò leggermente il capo e l’attenzione di Lucia venne catturata di nuovo dalla fossetta.
«Voi avete un segreto.»
Lo vide corrugare la fronte, poi scuotere il capo. «Prego?»
«Il mistero della vita.» Si picchiettò l’indice sul mento. «Qui. Avete il dito dell’angelo, il segno del tocco che vi ha intimato alla nascita di non rivelare il segreto del mondo.» Glielo aveva raccontato Madonna Gertrude, le era piaciuto, ma quell’uomo doveva avere un segreto ben più materiale, se aveva aiutato ser Roderico a rapirla. E lei lo avrebbe scoperto, per convincerlo a lasciarla andare.
«Il segreto del mondo...» Lui prese un respiro profondo e la fissò intensamente. Lucia si sentì incenerire. Non era ancora sicura che le intenzioni di quell’uomo fossero tanto buone. «Visto che siete così intuitiva, mi auguro possiate rinfrescarmi la memoria, perché, anche se qualcuno me lo ha rivelato, credo proprio di non ricordarlo più.» Altri due passi, e la paura si mischiava a qualcos’altro che non riusciva a distinguere neppure lei. «Fate come volete per stanotte.» Piegò il capo in un lieve inchino e assunse di nuovo l’aria compassata. «Ma domani vi prego di seguire le istruzioni di Cosima.» Poi girò gli stivali e tornò di sopra. «Buonanotte.»
No, non sarebbe andata lassù.

venerdì 8 luglio 2016

Il giorno dell'agrifoglio

Un simbolo di rigenerazione da solstizio a solstizio.


Care consorelle e confratelli,
dall'8 luglio al 4 agosto, nel calendario celtico degli alberi (Ogham), si celebra l'agrifoglio (Tinne).
Molti di voi assoceranno questa pianta dalle belle bacche rosse, che maturano in autunno e durano per tutto l'inverno, alle feste per il solstizio della stagione fredda; ma è proprio il colore acceso e allegro anche in questo periodo buio che è sempre stato visto anche come simbolo di vita e rigenerazione, in barba alle dicerie medievali che lo vedevano associato al demonio a causa delle foglie spinose.
Già i Romani e i Germani erano soliti appenderne mazzi sopra le porte come portafortuna e per cacciare gli spiriti maligni, e permane ancora oggi come simbolo di prosperità, abbondanza e fortuna, mentre le streghe moderne se lo scambiano in mazzetti per il solstizio invernale come segno di rigenerazione.
L'agrifoglio è tuttavia un sempreverde molto resistente e, nel folklore pagano, rappresenta lo spirito della vegetazione e le forze della natura. Il "Re Agrifoglio" sta alla base delle leggi vegetali anche nel corso del suo declino (metà del solstizio d'estate) per arrivare a metà solstizio d'inverno. In queste circostanze, il Re Agrifoglio e suo fratello Re Quercia lottano per attirare le attenzioni della Dea, con cui chi vince presiederà la natura nella seconda parte dell'anno.
Che la Dea vi benedica

giovedì 7 luglio 2016

Firenze nel Trecento

I presupposti storici per l'Alchimista Innominato.


(Stefano Ussi, La cacciata del Duca d’Atene 1860. Firenze, Palazzo Pitti)

Calandoci in Firenze nella prima metà del 1300, potremo scorgere che si sta lavorando al completamento dei grandi cantieri aperti per la Cattedrale (che tuttavia sarà consacrata solo nel ‘400), per Palazzo Vecchio e per le mura, e se ne stanno iniziando di nuovi come il Campanile di Giotto, Orsanmichele, la Loggia della Signoria e la Loggia del Bigallo. In questo contesto, le decisioni spettano al Gonfaloniere di giustizia, agli otto Priori delle Arti, al Consiglio dei Buonomini e a quello dei sedici gonfalonieri di Compagnia (quattro per ciascun quartiere, diviso a sua volta in quattro gonfaloni). L’economia è al momento trainata dalle imprese bancarie e dalle industrie manifatturiere, soprattutto laniere.
Fra l’alluvione del 1333 e il fallimento dei magnati banchieri della città (1342-1346: Bardi, Peruzzi, Acciaiuoli e Bonaccorsi), la situazione sociale è però in bilico e il governo viene affidato al neutrale (perché non appartenente a fazioni) Duca d’Atene che, cercando di svincolarsi dal sostegno della classe magnatizia, inizia a promuovere una politica favorevole ai ceti subalterni, per costituirsi una base di appoggio indipendente. Il popolo lo vede come un salvatore, ma i Priori e il Podestà non accettano di dargli la carica a vita. Sin dall’inizio, fa decapitare e impiccare diversi ricchi cittadini che vanno contro i suoi interessi; il Duca ignora la ricca classe mercantile che gli ha permesso di prendere il potere, trovando supporto nelle antiche famiglie provate dagli esili e dalle lotte di cinquant’anni prima. Impone misure drastiche per rimediare al debito pubblico, istituendo prestanze forzate che i ricchi devono corrispondere al governo a condizioni molto svantaggiose. Il Popolo Minuto, in particolare i lavoratori dell’Arte della Lana (artigiani e dipendenti), è al di fuori dell’organizzazione delle Arti e della vita politica, riceve bassi salari, ed è alla mercé degli imprenditori che non gli riconoscono il diritto di stabilire il prezzo della mano d’opera. Pagati giorno per giorno con salari da fame, in caso di controversie sono giudicati da un ufficiale che può sottoporli a tortura. Non godono dei diritti di cittadinanza, non partecipano alla vita politica ed è loro impedito di riunirsi in leghe. Il Duca d’Atene permette a lanaioli e tintori di associarsi in Arte, ma il Popolo Grasso (i ricchi mercanti) che gli aveva concesso di salire al potere, sfavorevole alle corporazioni fra un numero così grande di lavoratori, comincia a congiurare contro di lui, rovesciandolo e cacciandolo nel 1343. Il Popolo Minuto tenta quindi di ribellarsi, ma i tumulti vengono soffocati: nel 1345, il cardatore Ciuto Brandini incita i ciompi, i salariati della lana (“pettinatori e scardissieri”, tessitori e cardatori) a formare un’associazione per resistere alle angherie padronali con scioperi e proteste, ma viene ucciso. Il Popolo Grasso sfrutta a questo punto la situazione per accentrare il potere nelle proprie mani.
L’epidemia di peste del 1348 (con picco fra aprile e settembre) uccide però 4/5 degli abitanti e porta alla paralisi temporanea delle attività.

mercoledì 6 luglio 2016

Infuso di rosmarino

Un'umile pianta utile su più piani.


(Il mio rosmarino)

Care consorelle confratelli,
come molti di voi sapranno, il rosmarino ha proprietà digestive e diuretiche, ma è utile anche per calmare la tosse. Un infuso potrà dunque risultarvi utile sotto molti aspetti.
Dovete pulire 50 grammi di rametti di questa magica pianta e portarli a ebollizione in una pentola d'acqua (mezzo litro), fino a farli cuocere per circa 10 minuti.
Dopo aver fatto raffreddare il tutto, il rosmarino andrà filtrato con un colino. Senza eccedere, può essere sorseggiato a fine pasto.
Se poi volete conoscere anche le tradizioni magiche legate alla 'rugiada marina', potete leggere il post intitolato Il rosmarino.

martedì 5 luglio 2016

La festa d'estate dei 4 elementi

Un saluto all'Aria, l'Acqua, la Terra e il Fuoco!


Care consorelle e confratelli,
speculare alla Festa d'Inverno dei 4 elementi, che si svolge l'8 dicembre, la celebrazione del 5 luglio riguarda i quattro cardini della magia elementale delle streghe: Aria, Acqua, Terra e Fuoco. Elementi che sono da sempre e puntualmente intorno a noi, anche se l'uomo moderno non ci fa più caso come una volta. Le streghe contemporanee, invece, sono ancora solite dedicare preghiere, canti e rituali a questi magici compagni, rendendo loro omaggio per purificarsi o proteggersi.
In questo piccolo post che vuole essere a sua volta un saluto, non mi addentrerò in dettagli, ma vi rimando alla scheda "Nozioni magiche" intitolata "I Quattro Elementi" per approfondimenti e corrispondenze.
Che la Dea vi benedica

lunedì 4 luglio 2016

Danzando con Dioniso

Danze sfrenate per la personificazione del succo della vite...


Il culto gioioso - caratterizzato da danze sfrenate, musiche squillanti ed eccessi di ogni tipo - di quella che è la personificazione del succo della vite e dell'ebbrezza pare sia nata fra le tribù della Tracia, celebri per le loro inclinazioni all'ubriachezza. Questo tipo di dottrina mistica, unito a rituali stravaganti, era difatti estraneo alla morigeratezza greca, ma vi si diffuse rapidamente grazie all'amore per il mistero e la spinta di un ritorno alle origini.
Oltre che della vite, Dioniso era però anche un dio degli alberi in generale. In Beozia, veniva chiamato "uomo nell'albero" e spesso era raffigurato come un palo ricoperto da un mantello, con maschera barbuta e rami come braccia. I contadini ne collocavano un'immagine nei frutteti, per augurarsi un buon raccolto, e gli Ateniesi gli offrivano sacrifici per la prosperità dei frutti della terra. Fra gli alberi a lui particolarmente cari c'è il pino, motivo per cui Dioniso è spesso raffigurato con in mano una bacchetta terminante in una pigna. 
Molte fonti testimoniano che che Dioniso era concepito anche come dio dell'agricoltura e del grano, e si narra che egli stesso facesse il contadino, fino ad apparire in forma bovina (fra i reperti, per esempio, abbiamo varie statuette di "Dioniso Cornuto"). Tra i suoi emblemi figura difatti anche il vaglio, il canestro a forma di pala con cui i contadini erano soliti lanciare il grano in aria per liberarlo dalla pula, e la leggenda racconta che proprio il vaglio fu la culla del dio.
Come tutti gli dèi legati ai raccolto, anche Dioniso morì di morte violenta per poi risorgere a nuova vita. I cretesi ne rappresentavano il mito ogni due anni, in una festa a lui dedicata, e i Lidi ne celebravano l'avvento in primavera. Anzi, era lui stesso a portare la fruttifera stagione...

Sull'argomento, correlato a Frazer, vi potrebbero interessare anche i post La primaverile morte e resurrezione degli dèi e Demetra e Persefone.

venerdì 1 luglio 2016

I presupposti dell'Alchimista Innominato

In arrivo il 6 luglio!


Care consorelle e confratelli,
questo post sul mio nuovo romanzo non vuole presentarsi come una sorta di manoscritto trovato nella bottiglia, i rimandi ad altro sono già abbastanza azzardati, ma mi sembra corretto fornire qualche spiegazione alle lettrici che si aspettano demoni, streghe e maghi. Perché non c’è magia nella nuova storia di Anonima Strega? Perché mancano il paranormale e il sovrannaturale?
La verità è che ci sono nella stessa misura delle volte scorse, né sono tanto presuntuosa da volermi paragonare ai grandi capolavori del passato. Scrivere è un gioco, e i giochi spesso partono da situazioni conosciute che con la fantasia ci divertiamo a scomporre e ricomporre in maniera diversa.
Io e le mie compagne di scuola ci siamo sempre domandate come mai Lucia si desse tanta pena per quello sciapito di Renzo (immagino sia capitato anche a molte di voi), e la faccenda dei milanesi che parlavano in fiorentino perché i panni andavano sciacquati in Arno per essere più chic non mi è mai quadrata altrettanto. Così mi è venuto in mente che la peste è un personaggio cruciale non solo della Milano del Seicento, ma anche della Firenze del Trecento; che l’attività di filatura dei due protagonisti è stata un elemento cardine dell’epoca delle lotte comunali; che una conversione spirituale poteva essere non necessariamente religiosa ma alchemica, in tempi di suggestioni mercantili.
E se i promessi sposi fossero vissuti nella Firenze del Trecento?
Se Lucia fosse stata una filatrice a favore dei diritti delle lavoratrici?
Se l’Innominato si fosse dedicato alla ‘conversione’ del metallo in oro?
Da queste domande, ho iniziato a rivedere (e sfoltire) trama e cast (soprattutto ecclesiastico), basandomi sul nuovo ambiente (Firenze) e sul nuovo periodo storico (1348), in una sorta di ucronìa (“nessun tempo”, da οὐ = “non” e χρόνος = “tempo”), non-proprio-ucronìa; una vicenda alternativa da associare al romanzo storico di spunto, dunque, più che una rivisitazione.
La filatrice Lucia è promessa in sposa a quello che quindi è diventato il lanaiolo (o ‘ciompo’) Lorenzo de’ Tramaglini, piccolo bottegaio dedito all’Arte della Lana. Nonostante il fallimento del Duca d’Atene, favorevole ai ceti subalterni, i lavoratori della lana, tagliati fuori dalla vita politica, hanno tentato di organizzarsi, ma i tumulti sono stati soffocati. Il notaio ser Roderico (disgustosa fusione fra vari antagonisti: il signorotto Don Rodrigo, il parroco Don Abbondio e l’avvocato Azzeccagarbugli), pur appartenendo al Popolo Grasso, è favorevole al riconoscimento voluto dal Duca, perché gli permetterebbe di propiziarsi una nuova fetta di clientela, e ha scommesso con un collega che sposerà la lanaiola di cui si è invaghito: Lucia.
In questo quadro, compaiono altri personaggi del testo di partenza, ma in parte stravolti dalla situazione e dal lessico (per quanto gestualità, espressività e fraseggiare siano talvolta mutuati dall’originale), perché il servitore Griso, per esempio, diventa il Bigio; mamma Agnese acquisisce caratteristiche da Perpetua (è brontolona) e Donna Prassede (si dimostra protettiva, ma in maniera sospettosa); Suor Gertrude è scampata al destino monastico grazie agli studi compiuti in convento e adesso è una maestra laica comunale, nonché la migliore amica della nostra Lucia, che non manca tuttavia di portare su una cattiva strada, a causa di novelle cortesi a dire il vero un po’ troppo licenziose che fanno fantasticare la ragazza più del dovuto.
Può apparire inverosimile, ma nell’epoca dei Comuni, antecedente alle grandi Riforme e Controriforme religiose, e ai processi dell’Inquisizione, le donne di alcune classi sociali erano molto più libere che in periodi successivi. Solitamente i romance storici trattano di nobildonne, ma un’artigiana non è né nobile né contadina, e può godere di maggiore ampiezza di movimenti; se lo stanzone di una classe comunale è riempito da novantanove alunni maschi su cento, non possiamo dimostrare che non ci sia anche l’unica figlia di un artigiano che intende lasciare in mano agli eredi la sua attività, magari mandando in sposa la figlia lavoratrice (che sa leggere, scrivere e far di conto in bottega) a un lanaiolo di fiducia. Un notaio, però, per una mamma vedova del tempo potrebbe essere un partito migliore... altro che rocambolesche fughe!
Il cambio di programma difatti sarebbe vantaggioso, e per il compagno d’infanzia prova solo sentimenti di amicizia, ma Lucia oppone resistenza al progetto del notaio, che minaccia di screditarla agli occhi della legge a causa delle sue idee politiche. Per rinviare le nozze della ragazza, Roderico ne organizza il rapimento e chiede aiuto all’Innominato, un nobile despota sostenitore del vecchio governo che si nasconde nelle campagne di Fiesole grazie alla sua protezione, per la quale riceve in cambio favori di natura criminale. Nel frattempo, però, la vita isolata e gli studi stanno portando l’Innominato su un’altra strada. La crisi di coscienza e il conflitto con la prigioniera gli offrono spunto sulla ‘conversione’ del metallo in oro letta alla luce di una tradizione arrivata dalla via della seta: l’unione con la compagna predestinata per compiere insieme la Grande Opera, la trasformazione dell’energia sessuale nel corpo dell’adepto, per risalire all’armonia perduta. Questo ovviamente non rientra nei piani di Roderico (ma la Provvidenza può essere anche un topo che sbarca da una nave genovese con la peste addosso...), e l’alchimia presuppone che Zolfo e Mercurio, Sole e Luna, Padre e Madre della Grande Opera, alchimista e sposa alchemica, compagno e compagna, siano a parità di funzioni, per cui ci troviamo paradossalmente molto avanti nel tempo in merito alla questione femminile. Eppure, in un certo senso, questo modo di pensare è più vicino a quello di un alchimista medievale impregnato di filosofie tantriche orientali che di tanti maschi contemporanei, ahimè.
Uhm... abbiamo appena trovato un eroe romance ancora più appetibile del lanaiolo e del notaio...
L’eroina acquista un ruolo non sottomesso ma attivo, l’amore non è troppo diverso dalla magia quando possiamo trovarne la via dentro di noi.
Ecco che torniamo al punto di partenza degli altri romanzi: la donna, la magia e l’amore.
Tutto sta nella via che l’Alchimista cercherà dentro di sé e se la Sposa lo aiuterà nella maniera giusta per giungere al lieto fine.
Ma questo non può essere anticipato qui, e le prefazioni troppo lunghe sono obsolete.
Che la Dea vi benedica