venerdì 11 dicembre 2015

Castel del Monte

In viaggio all'interno di una delle architetture più magiche d'Italia...



Care consorelle e confratelli, c’è un castello, nelle vicinanze di Andria, famoso per aver ispirato numerose leggende; un grosso animale che prende vita dall’istante in cui ve lo trovate davanti.
La corona sulla collina si presenta muta come un Imperatore conscio del suo potere e imponente come un Drago secolare.
L’esteso panorama è esaltato dall’isolamento del castello e dalla maestosità, dall’altezza che pone la costruzione a più di cinquecento metri oltre il livello del mare, e le torri spuntano da ogni vertice dei lati dell’ottagono.
A metà della parete esterna, corre un cornicione che indica la divisione in due piani all’interno e sembra quasi la costola di un libro gigantesco. Tante religioni fuse in un unico Dio. L’ottagono: la mediazione tra il cerchio e il quadrato, il perfetto e l’imperfetto, Dio e l’uomo. Questo enorme libro di pietra vuole essere immagine e teorema della resurrezione dell’uomo mortale che, con la conoscenza, diventa egli stesso divino. Un Graal da cui bere le leggi del creato, un’arca in cui custodire numeri magici e consonanze musicali.
Entrati nel cortile del castello, possiamo ammirare la vasca al centro delle linee immaginarie che si dipartono dagli spigoli della costruzione. Come fonte battesimale sospesa tra la terra, il cielo e gli inferi.
Si nota a questo punto la bellezza della porta di fronte in contrasto con l’aspetto poco curato di quella da cui siamo entrati: l’ospite deve restare colpito da ciò che ha davanti, i particolari che ci lasciamo alle spalle sono meno importanti.
Ogni piano è diviso in otto sale trapezoidali che corrispondono ai lati del castello e, dall’interno, si può osservare che ogni parete presenta due finestre, bifora al secondo piano e monofora al primo. Il lato nord sfoggia invece una trifora finemente decorata in marmo e breccia, in omaggio alla fedeltà della città di Andria. In marmo è anche gran parte dell’arredo, e i pancali lungo il muro invitano a sedersi. Le stanze terminali, quelle la cui parete di fondo non comunica con altre, presentavano un tempo ogni sorta di comodità, dal camino ai giacigli per stendersi dai colori sgargianti delle stoffe orientali, e con la fantasia riusciamo a immaginarle, anche se oggi tutto è spoglio.
Le volte di marmo cipollino sono sorrette da colonne, e le decorazioni sul soffitto, al centro della crociera, sono diverse in ogni stanza; curate sono persino le volte che coprono le scale, all’interno delle torri. Qui si aprono delle strette feritoie per dar luce alle scale che, a chiocciola, imbruniscono la salita. L’accesso ai servizi, aperti appunto sulle scale, era guidato un tempo da lanterne appositamente poste sull’entrata del bagno.
Le scale girano curiosamente verso sinistra. Nei castelli adibiti a difesa, le scale vanno verso destra per impedire che i nemici usino la spada mentre salgono. Ma qui non occorreva. I saggi già erano a conoscenza del fatto che il Sole è immobile e noi gli giriamo intorno. E giriamo verso sinistra. Ma la Chiesa ancora non voleva saperne di non essere al centro dell’universo.
Al piano superiore, Baphomet dalle orecchie di fauno, osserva dalla chiave di volta della settima sala. Dio androgino e autosufficiente, più che demone come da tradizione cristiana, sorta di Dio di tutte le religioni, è in perfetto accordo con la filosofia di Federico II, che accolse alla sua corte artisti e scienziati, giuristi e filosofi, uomini di ogni credo e di ogni colore, e ordinò la costruzione del castello nel 1240. Qui, l’Imperatore passava le sue estati e si dedicava alla grande passione per i falchi, su cui scrisse anche un trattato.
Le grandi finestre, rialzate dai gradini, sono fiancheggiate da sedili. Si corre istintivamente a osservare il panorama e si rimane impressionati dall’altezza, che non sembra così tanta mentre percorriamo da fuori la salita. Le stanze terminali erano ai tempi dell’Imperatore la camera da letto e la sala del trono. Quest’ultima è situata sopra il portale d’entrata e, ai lati della bifora, sono poste due nicchie. Il pavimento di queste ultime è staccato dalla parete e, attraverso queste feritoie, era possibile manovrare le saracinesche del portale principale; portale a cui possiamo sovrapporre in un disegno una stella a cinque punte: l’uomo nella sua proporzione divina.
Concentratore di energia, dunque, non castello atto a difesa in caso di guerra, ma pozzo di scienza, arte e spirito. Già dalla facciata che guarda a est. Quando il sole sorge agli equinozi, il primo raggio del giorno entra dalla finestra sopra il portale, esce da quella sul cortile e si posa sul bassorilievo della parete di fronte: un’opera raffigurante una donna, allegoria della Terra.
Che la Dea vi benedica

Per la bibliografia potete consultare l'elenco dei testi forniti per il post sulla morte del portavoce e protonotaro di Federico II: Pier delle Vigne non si è suicidato.

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